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UNO STRUMENTO VALIDO MA… POCO CONOSCIUTO

Tra i vari strumenti di protezione patrimoniale offerti dal nostro ordinamento, vi è l’atto di destinazione, istituto disciplinato dall’art. 2645–ter c.c.. La norma consente di stipulare atti attraverso i quali singoli beni (immobili o mobili registrati) vengono destinati a vantaggio di beneficiari determinati, purché tale destinazione sia mantenuta entro un arco temporale definito e sia diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela.

La realizzazione dell’interesse meritevole di tutela permea l’istituto, essendo, infatti, previsto che il disponente medesimo o qualsiasi altro interessato possa sempre agire per la realizzazione dello scopo, in virtù del quale i beni sono stati vincolati. Il requisito della meritevolezza dello scopo, che deve essere espressamente indicato, è richiesto come garanzia del fatto che il vincolo imposto priva il conferente della pienezza delle facoltà insite nel diritto di proprietà; per l’effetto, i beni che ne sono oggetto vengono sottratti alla garanzia generica rappresentata per i creditori del disponente dall’intero suo patrimonio (art. 2740 c.c.: il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri).

Per effetto dell’atto di destinazione, i beni rimangono formalmente intestati all’originario proprietario ma sono segregati rispetto al suo patrimonio: i beni, e i loro frutti, sono infatti utilizzati esclusivamente per la realizzazione del fine indicato in atto, potendo costituire oggetto di pretese da parte di terzi solo per debiti contratti in funzione del fine medesimo.

Oltre allo schema tradizionale (formale intestazione al proprietario originario), è consentito accompagnare all’atto di destinazione un effetto traslativo: il disponente può trasferire i beni ad altro soggetto, previa indicazione dello scopo cui gli stessi sono finalizzati, il quale ne diverrà proprietario e avrà l’obbligo di gestirli secondo le indicazioni del disponente.

Con l’imposizione del vincolo di destinazione, pertanto, i beni che ne sono oggetto vengono sottratti alla responsabilità patrimoniale del disponente; essi non possono essere assoggettati a procedure esecutive o concorsuali (se non quelle attivate per debiti sorti per il raggiungimento dello scopo), fanno parte dell’asse ereditario ma gli eredi hanno l’obbligo di rispettare il vincolo impresso sugli stessi e, nel caso di disponente coniugato, sono sottratti dall’eventuale regime di comunione legale. L’atto di destinazione, così com’è strutturato, si pone come istituto alternativo al fondo patrimoniale nel caso di famiglie cd. allargate, di famiglie in crisi o di coppie di fatto; esso, infatti, può essere istituito da chiunque e quindi anche da single o da coppie di fatto e può essere a beneficio di qualsiasi ente o persona fisica.

Così, ad esempio, il partner non coniugato può, mediante l’atto di destinazione, destinare determinati beni, immobili o mobili registrati, al mantenimento dei figli propri o dell’altro partner o anche solo di quest’ultimo, facendo sì che i beni stessi restino insensibili alle vicende che possano coinvolgerlo (es. responsabilità professionali o patrimoniali).

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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