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NON APRITE QUEL CANCELLO

Nel marzo 2012 si è aperta la successione del proprietario della Faac di Zola Predosa, Michelangelo Manini, il quale ha lasciato tutto il suo patrimonio, comprese le quote di controllo della società di cancelli automatici nota in tutto il mondo, alla Curia di Bologna. Dopo la morte di patron Faac sono comparsi cinque testamenti olografi (datati tra il 1992 ed il 1998) tutti a favore della Curia di Bologna, o in subordine alla Croce Rossa o allo Stato Italiano a fini di beneficenza, e uno, datato novembre 2011, a favore di un dentista di Modena (processato per falso). All’esecuzione dei testamenti si sono opposti gli eredi (sei zii) del Manini che ne hanno contestato la veridicità e, da ultima, Mariangela Manini, cugina di Michelangelo, che ha affermato di esserne in realtà la sorella (e quindi parente più stretta di zii e cugini).

I lasciti alla Chiesa sono stati impugnati dai parenti che, in attesa di verificare se la grafia appartenga al defunto, hanno ottenuto il sequestro dei beni. Nelle more del giudizio, in via di transazione, la Curia Bolognese ha poi versato ai sette parenti un importo di circa 60 milioni di Euro. Inoltre, la medesima Curia, ha istituito un trust “incaricato” di gestire e amministrare la nota azienda: i primi riscontri, tuttavia, non sono confortanti tenuto conto che i dipendenti di alcune filiali sono stati messi in cassa integrazione ed altri paiono destinati al licenziamento.

Il patron Faac non voleva che i cancelli si aprissero ai parenti e auspicava che coloro (dipendenti) i quali hanno contribuito, insieme a lui, alla crescita della società ne rimassero tutti all’interno.

Siamo pertanto di fronte all’ennesima vicenda nella quale l’assenza di una preventiva e ponderata pianificazione successoria ha determinato effetti senz’altro diversi da quelli desiderati dal disponente: i soldi dati agli “odiati” parenti e le proteste sindacali degli “affezionati dipendenti” non rientravano certo nelle intenzioni di Michelangelo Manini.

Uno o più testamenti olografi non sono certo lo strumento più affidabile per assicurarsi l’osservanza delle proprie ultime volontà, soprattutto quando la posta in palio è appetibile per tanti.

Tralasciando l’alternativa di un testamento (quantomeno) in forma notarile così da prevenire dubbi circa la paternità del documento, il patron Faac avrebbe potuto – lui – istituire un trust dettando regole di proprio gradimento così da scongiurare, in primis, tensioni con gli “affezionati dipendenti”.

Un trust “oculatamente costruito”, infatti, avrebbe evitato lo scenario che si sta configurando; per esempio, il patron poteva mantenere la guida “fino all’ultimo” istituendo un trust testamentario che sarebbe diventato operativo solo all’indomani dell’apertura della sua successione. Questa soluzione avrebbe “portato” il disponente a redigere un testamento in forma pubblica conferendo, quale primo effetto, assoluta certezza alla paternità del documento ed evitando velleitarie pretese dei parenti. Inoltre, il medesimo patron, avrebbe potuto dettare le linee guida per una serie di regole e di eventi che oggi, invece, sono lasciati all’assoluta discrezionalità di terzi a lui sconosciuti.

Il trust così istituito avrebbe consentito al Manini di nominare (lui) il trustee indicandogli principi e metodi:

  • da seguire per la governance societaria;
  • per l’individuazione dei manager ovvero delle caratteristiche che questi avrebbero dovuto avere;
  • per la gestione delle partecipazioni;
  • per la devoluzione degli utili;
  • per l’attribuzione, in ultima istanza, della proprietà della società ovvero del ricavato per il caso di (anche qui) “prestabilita” cessione a terzi soggetti.

Così facendo, sarebbero state esaudite tutte le sue (verosimili) ultime volontà:

  • escludere i parenti dall’eredità;
  • salvaguardare l’integrità societaria e la posizione dei dipendenti;
  • destinare il patrimonio societario a fini di beneficienza.

Questi obiettivi sono agevolmente realizzabili mediante lo strumento del trust che opportunamente costruito intorno ad un scopo lecito e meritevole di tutela rappresenta lo strumento principe per dare continuità ai propri progetti e successi di vita, favorendo in ultima istanza persone ed enti che si vuole siano beneficiari della ricchezza accumulata.

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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