manager-indica_781x498

Fiduciarie sempre più protagoniste

Sono circa 650 mila i clienti private che in Italia vantano un patrimonio superiore ai 500.000 euro. Di questi, circa 30mila, detengono più di 5 milioni di euro, ed è a loro che l’industria del private banking italiano si sta rivolgendo con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più strutturato di wealth management. Servizio che non può prescindere dalla presenza di una società fiduciaria che troppo spesso viene vista come un sostituto di imposta, ma che in realtà non si occupa solo di questo.

“Le fiduciarie si pongono fra i principali attori nella gestione dei patrimoni familiari, sia per il ruolo storicamente e istituzionalmente ‘professionistico’ che svolgono, sia per la duttilità che caratterizza la loro attività, potendo di volta in volta ad adattarsi alle esigenze del fiduciante utilizzando, senza rigidità e schematismi, gli strumenti giuridici più idonei al singolo caso di specie, legittimamente sfruttando le possibilità offerte dal mandato di amministrazione fiduciaria. Se i primi ottant’anni di vita hanno portato le società fiduciarie ad amministrare una massa patrimoniale di poco inferiore ai 120 miliardi di euro, si può esprimere l’auspicio che nei prossimi ottant’anni di vita portino le società fiduciarie a raddoppiare e più la massa amministrata”. Ad affermarlo è Fabio Marchetti, presidente di Assofiduciaria, che ha firmato la prefazione del volume: “Le fiduciarie nel private banking” realizzato da Filippo Cappio, Paolo di Felice, Rodolfo Ortolani e Simonetta Parravicini.

Il volume ha il pregio di ripercorrere la storia delle fiduciarie che raggiunge la sua maturità in questi anni, quando nel 2016, viene licenziata la legge Dopo di Noi, che disciplina il contratto di ‘affidamento fiduciario’ (che determina la segregazione del patrimonio destinato).

Anche grazie a questa normativa la sinergia tra fiduciarie e private banking è sempre più stretta tanto che Antonella Massari, segretario generale dell’Associazione Italiana del Private Banking (AIPB), ha sottolineato nel corso di un evento di presentazione del volume come “tutti gli operatori del private banking stiano approntando servizi più strutturati di wealth management, i quali non possono prescindere dall’avere una società fiduciaria al centro che può offrire ai clienti private e wealth un servizio a 360 gradi per la gestione del patrimonio nella sua interezza, partendo da quello finanziario, guardando anche agli aspetti di tipo legale e fiscale, fino a curarne le sue altre componenti come l’immobiliare e le opere d’arte, per poi saper gestire lo stesso in materia di successione”.

Condividi sui social:

Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ultimi articoli