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INDESIT: UN “PASSAGGIO” LASCIATO A META’

Riposerà in pace Vittorio Merloni, sapendo che la “sua” Indesit, azienda che ha fatto la storia dell’Italia del boom economico, e che ha permesso alle famiglie di Fabriano di comprare casa e far studiare i figli, azienda cui ha dedicato la sua vita ribadendo, anche in momenti di profonda crisi, di non voler cedere alla tentazione di abbandonare il timone della nave, ora “batte bandiera” americana.

E per di più ciò è accaduto senza che lui molto probabilmente se ne sia neppure reso conto: gravemente malato e interdetto, il temuto e sofferto “sì” alla vendita di Indesit è stato pronunciato dal figlio Aristide che, nominato tutore legale del padre, ha esercitato per lui il diritto di voto. Risultato: la storica azienda di famiglia nata e cresciuta tra l’Umbria e le Marche, si sposta negli Stati Uniti.

Vittorio ci aveva provato a pianificare un passaggio generazionale. La cassaforte di famiglia, la Holding Fineldo (socio di maggioranza di Indesit Company S.p.A.), in qualche modo si era organizzata per gestire un graduale coinvolgimento della nuova generazione: nuda proprietà in capo ai quattro figli e a Franca, la moglie, in parti uguali, con usufrutto vitalizio in capo a Vittorio…ma con l’interdizione, appunto, il voto non poteva più essere esercitato da Vittorio e per tutti ha deciso il tutore.

Sufficiente per anticipare l’assetto finale delle partecipazioni e, forse, per rodare un primo coinvolgimento degli eredi ma…. a che fine se la società, quella vera, quella che produce, non c’è più? Al suo posto resta un “bottino” di 800 milioni di euro, ma non è quello che papà Vittorio avrebbe voluto.

La vendita agli americani di certo sarà stata una scelta sofferta, dettata da contingenze economiche non sindacabili, ma se un’alternativa ci fosse stata, è quella che Vittorio Merloni avrebbe certamente preferito.

Avrebbe desiderato che “la più grande delle piccole” (per usare una sua espressione) industrie del bianco continuasse ad essere legata al nome della famiglia Merloni, ma perché cosi fosse, evidentemente, creare una holding di famiglia e “limitarsi” ad attribuire la nuda proprietà delle partecipazioni a moglie e figli non è bastato.

Si sarebbe potuto fare di più, ricorrere ad altri strumenti attraverso i quali spingersi un po’ più in là, e, fin dove è lecito, naturalmente, lasciare l’impronta “Merloni”. Un trust forse…cosicché gli eredi, almeno per un certo tempo, non avrebbero potuto “disporre” delle partecipazioni sociali? Ma il patron Merloni non poteva immaginare che sarebbe andata a finire così…. pianificare in fondo è proprio questo, immaginare e disciplinare scenari futuri, anche i più imprevedibili, e come dimostra questa vicenda, una pianificazione a metà non basta.

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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