arid-climate-change-clouds_781x498

L’impatto dei cambiamenti climatici sull’offerta assicurativa

“I cambiamenti del clima – ormai del tutto evidenti anche nel nostro paese – amplificano la frequenza e la portata catastrofica di eventi naturali estremi come alluvioni, tempeste e inondazioni, rendendo sempre più necessarie forme di integrazione dell’intervento pubblico. Il problema è su scala mondiale, al pari del c.d. protection gap: esiste infatti per molti rischi un protection gap dovuto alla carenza di strumenti assicurativi, che sembra destinato a crescere per i rischi naturali”. Ad affermarlo il Segretario Generale dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), Stefano De Polis, nel corso del suo intervento al Convegno Nazionale AIBA 2019.

“Guardando alla situazione italiana, la protezione assicurativa contro i rischi naturali influenzati dal cambiamento climatico è carente, portato di una generale sotto-assicurazione nei rami danni” ha continuato De Polis. “Meno del 2% delle abitazioni italiane hanno una protezione per il rischio da alluvione, come emerge da un’indagine condotta dall’IVASS agli inizi del 2017. La situazione è migliore per quanto riguarda la protezione degli impianti industriali, anche se è ancora distante dai livelli di diffusione dei maggiori paesi europei. Contribuisce a spiegare questo divario la ridotta dimensione media delle imprese italiane”.

Questa elevata esposizione ai rischi naturali rende quindi opportuna una riflessione sulla possibilità di rafforzare le forme di collaborazione tra pubblico e privato, mutuando soluzioni ampiamente utilizzate in altri paesi europei ed extra europei. La prospettiva deve essere globale, guardare a famiglie e imprese, e tenere in considerazione il complesso dei rischi naturali, compreso quello sismico, molto intenso nel nostro paese.

Anche in questo ambito il ruolo delle compagnie assicurative e dei broker è importante. “Gli operatori maggiori possono acquisire il know-how dei modelli di simulazione delle catastrofi naturali per assistere le imprese nella valutazione della esposizione dei loro beni a questo tipo di rischi. In alcuni mercati esteri si sono diffuse partnership che aggregano broker individuali a grandi realtà dotate di forti competenze su rischi specifici, come quelli naturali e ambientali.

“Agire su incarico del cliente richiede, in termini di competenze e connotazioni d’impresa, attenzione ai cambiamenti in atto, una cultura dei rischi costantemente aggiornata, una formazione continua” conclude De Polis. “La cifra comune di queste riflessioni porta a individuare chiaramente nella professionalità e nella ricerca di appropriate reti di collaborazione e alleanze, anche tecnologiche, la risposta alle sfide che abbiamo davanti.

Minacce e opportunità tendono ovviamente a differenziarsi nell’ambito di una categoria professionale con operatori tra loro molto diversi per dimensione e complessità. Il rischio di disintermediazione può avere diverse origini: la tecnologia, la mancata capacità di misurare i rischi con nuovi strumenti e di offrire efficaci soluzioni ai clienti, l’emergere di nuovi concorrenti, specie nel segmento delle imprese. Spetterà ad ogni intermediario, anche in considerazione delle proprie connotazioni, definire obiettivi e strategie di presenza nel mercato prescelto. Ciò che in ogni caso è necessario, nell’interesse del sistema economico, è che i broker (e i consulenti finanziari, ndr) mantengano anche nel nuovo contesto la capacità di essere un solido e affidabile ponte tra gli assicurati, in primis le imprese di ogni dimensione e complessità, e le compagnie, contribuendo con la propria professionalità a definire strategie di mitigazione e copertura dei rischi mediante polizze ritagliate sulle esigenze del clienti”.

Condividi sui social:

Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ultimi articoli