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L’usufrutto rotativo su portafogli finanziari detenuti all’estero

Tradizionalmente, la scissione tra usufrutto e nuda proprietà è conosciuta con riferimento a beni che non sono destinati alla continua movimentazione: immobili, partecipazioni societarie e via discorrendo.

Peraltro, negli ultimi anni, le esigenze della clientela private hanno portato gli operatori del wealth management ad interrogarsi se il meccanismo dell’usufrutto con patto di rotatività – c.d usufrutto  rotativo – possa assumere cittadinanza anche con riferimento ad assets amministrati in modo dinamico, come un portafoglio di strumenti finanziari.

Gli interessi ad una tale costruzione sono molteplici. È sufficiente pensare alle esigenze di “passaggio generazionale” di un portafoglio di assets finanziari: il portafoglio finanziario potrebbe essere oggetto di donazione, con riserva di usufrutto vitalizio in capo al donante, raggiungendo così lo scopo di trasmettere immediatamente questo patrimonio al donatario con un carico impositivo attenuato (ai fini delle imposte sulle successioni e donazioni), pur assicurando al donante un flusso reddituale pari ai frutti che derivano dagli assets finanziari, vita natural durante.  

Ora, con la Risposta all’interpello n. 384 del 17 settembre 2019, l’Amministrazione finanziaria affronta per la prima volta il trattamento fiscale dell’usufrutto con patto di rotatività su un portafoglio finanziario detenuto all’estero: premesso che l’usufrutto rotativo, pur nel silenzio della legge, è sicuramente configurabile, l’Agenzia delle entrate ne delinea il trattamento fiscale.

Ma come funziona questo nuovo strumento?

In estrema sintesi, immaginiamo un negozio – un contratto a titolo oneroso, una donazione, un testamento – che ha l’effetto di costituire un usufrutto su un portafoglio finanziario (costituito, quindi, da denaro, azioni, obbligazioni, quote i fondi comuni di investimento, etc…). È naturale che un portafoglio finanziario sia oggetto di una gestione dinamica, mutando così la sua composizione quali-quantitativa a seguito di rimborsi, disinvestimenti e reinvestimenti del ricavato.

Si tratta quindi di prevedere pattiziamente – ad esempio nell’atto di donazione – un meccanismo di funzionamento di questo tipo:

  • tutti i proventi qualificabili come “frutti” (ad esempio, le cedole dei titoli di debito) vengono attribuiti all’usufruttuario accreditandoli su un conto corrente appartenente solo a quest’ultimo;
  • per effetto del “patto di rotatività”, l’usufrutto gravante sul denaro e sugli strumenti finanziari usciti dal portafoglio per effetto di disinvestimenti viene ad imprimersi sui nuovi strumenti finanziari oggetto di reinvestimento. In altri termini, viene previsto pattiziamente il trasferimento automatico del vincolo di usufrutto sui nuovi strumenti finanziari acquisiti (in dipendenza di una surrogazione reale convenzionale) senza la necessità che ogni nuovo acquisto necessiti di una nuova costituzione in usufrutto dello strumento finanziario acquistato (cosa che tradirebbe evidentemente la finalità della costruzione).

In quest’ambito, l’Agenzia delle Entrate si occupa, innanzitutto, della tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione dei titoli, chiarendo che il corrispettivo di cessione dovrà essere ripartito tra l’usufruttuario e il nudo proprietario in ragione del valore del diritto di usufrutto e della nuda proprietà alla data della cessione, determinati sulla base dei coefficienti dettati annualmente con decreto ministeriale (ai fini dell’imposta di registro).

Quanto agli obblighi di monitoraggio fiscale, l’Agenzia ricorda che gli obblighi di compilazione del Quadro RW del Modello redditi – Persone fisiche, devono essere adempiuti da tutti i titolari di diritti reali su un bene detenuto all’estero e, dunque, anche dal nudo proprietario (con riferimento al portafoglio finanziario detenuto all’estero).

Per quanto riguarda infine l’IVAFE, l’Agenzia ritiene che anche il nudo proprietario sia tenuto al versamento dell’imposta proporzionale dell’0,2% del valore dei prodotti finanziari in proporzione alla propria quota di nuda proprietà.

 

*A cura di Stefano Massarotto,
Partner, Studio Legale Tributario Facchini Rossi Michelutti

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