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Patti prematrimoniali, tra vincoli normativi e spazi operativi

I patti prematrimoniali sono accordi tra i futuri sposi destinati a regolare l’eventuale crisi del matrimonio, contemplando quali saranno le prestazioni a carico dell’uno o dell’altro coniuge; accordi, quindi, volti a regolamentare in previsione di un eventuale futuro scioglimento del matrimonio i rapporti patrimoniali fra coniugi.

Nell’ordinamento italiano non esiste una previsione normativa volta a regolare i patti prematrimoniali così come non esiste una norma che li vieti espressamente; nonostante ciò, la loro invalidità viene desunta (e da sempre confermata dai giudici) dall’insieme dei principi di ordine pubblico che presidiano il diritto di famiglia e quello successorio. Eppure l’esigenza di una regolamentazione non pare così peregrina: solo 3 anni fa, ogni 1000 matrimoni si contavano 311 separazioni (dato in aumento) oltre considerare che i matrimoni celebrati post 2005 hanno una durata molto ridotta rispetto a quella dei matrimoni di data anteriore (Istat).

Ancora una volta, rispetto agli ordinamenti di paesi culturalmente affini (es. USA, Germania, Australia, Paesi Bassi, Spagna -limitatamente alla Catalogna- e Francia -dove i patti sono ritenuti validi se stipulati dopo il matrimonio-), il nostro rimane ancorato a concetti di ordine pubblico più tipici del secondo dopoguerra che non del nuovo millennio; in tali paesi, infatti, si è dato risalto all’autonomia negoziale ritenendo “libera disponibilità” delle parti accordarsi su questioni patrimoniali riservando, invece, all’autorità giudiziaria ogni decisione in materia di affidamento dei figli e diritti-doveri di natura extrapatrimoniale. In pratica, gli ordinamenti esteri hanno colto il passo dei tempi ritenendo lo scioglimento del matrimonio una patologia sfortunatamente diffusa e pertanto “tollerabile” che i futuri sposi prendano le “contro-misure” già prima delle nozze.

Tenuto conto del dibattito sulla validità dei patti patrimoniali tra sentenze e novità interpretative, non può comunque negarsi la loro utilità: in un contesto di usuale sintonia (l’avvicinamento delle nozze) il dialogo tra gli sposi è maggiormente agevolato anche quando abbia come oggetto, per l’appunto, un’intesa sulle spinose questioni patrimoniali; diversamente, sedersi ad un tavolo a crisi conclamata implica, spesso, aver abbandonato ogni spirito di collaborazione vedendo pregiudicati, almeno in parte, i rispettivi interessi.

Per tali ragioni, anche nel nostro Paese, è sempre più sentita la necessità di poter disciplinare anticipatamente i profili patrimoniali di eventuali crisi matrimoniali. Tale esigenza ha portato, per esempio, alla presentazione di un disegno di legge (18 marzo 2011) che aveva quale contenuto, tra l’altro, un articolo di legge sui patti prematrimoniali; nulla però ad oggi è ancora cambiato. Un nuovo “scossone” è arrivato da alcune pronunce della Cassazione (23713/2012, 19304/2013, 4210/2014) che pur non parlando di validità dei patti, aprono (con riserva) ad accordi a contenuto patrimoniale che, però, non devono condizionare la libertà del coniuge a divorziare.

Il terreno sul quale muoversi, in attesa di una sospirata riforma legislativa, è pertanto quello della libertà contrattuale con lo studio di clausole che pur non vincolando la libertà dei coniugi a decidere di divorziare, producano effetti (anche) per il caso di scioglimento del vincolo matrimoniale.

Il nostro ordinamento, sotto questo profilo, offre svariate soluzioni che possono soddisfare (anche combinate tra loro) le esigenze dei futuri sposi; tra le pieghe della normativa è possibile, quindi, cogliere e studiare formule contrattuali ad hoc per il singolo caso che consentano di disciplinare diritti ed obblighi di natura patrimoniale sia in costanza di matrimonio che non. Deve comunque sempre rimanere salva la libertà dei coniugi di decidere la sorte del matrimonio e ferma la competenza del giudice di valutare volta per volta se il singolo patto prematrimoniale rispetta i principi di ordine pubblico.

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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