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Post-Covid, le esigenze delle PMI

Terminata la fase di lockdown, nel secondo semestre 2020 è iniziata per le imprese la fase “post-covid”, che rappresenta un importante banco di prova, con la ripresa delle attività operative e, soprattutto, con la conclusione delle moratorie che, inevitabilmente, acuiranno lo sbilanciamento di cassa delle imprese e il conseguente indebolimento patrimoniale.

 

Come sempre il fattore tempo è l’elemento chiave per l’implementazione di politiche finanziarie adeguate. La capacità di avviare tempestivamente le opportune interlocuzioni con gli stakeholders è fondamentale per le imprese che vogliono sopravvivere a questo periodo, prevedendo le dinamiche economiche che ci si appresterà ad affrontare su mercati profondamente mutati dalla crisi.

 

Di conseguenza le imprese e gli imprenditori dovranno cominciare a definire nuove strategie di azione atte a fronteggiare tali dinamiche, anche ricorrendo a soluzioni di natura straordinaria.

Le opzioni a disposizione del sistema imprenditoriale sono numerose e differenti tra loro, se ne possono individuare alcune:

  1. Fusioni & Acquisizioni;
  2. Aumenti di capitale di rischio e/o di debito;
  3. Downsizing;
  4. Digitalizzazione dei processi.

Fusioni & Acquisizioni

È noto che, in periodi di crisi “non finanziarie”, quale quella causata da eventi specifici come il Covid-19, le aziende più resilienti sono quelle che hanno una minore concentrazione di rischio, in relazione a clienti, mercati e prodotti. Ne deriva che le aziende più grandi, con un’offerta di prodotto/servizio diversificata, non concentrate su pochi ambiti geografici e organizzate su piattaforme distributive multiple, sono quelle che, rispetto alle altre, hanno subito un minor danno.

L’implementazione di strategie di M&A favorisce e velocizza i processi di adeguamento delle aziende più piccole e/o meno diversificate a strutture organizzative più ampie e solide, accrescendone il peso competitivo nelle arene di appartenenza.

 

Aumenti di capitale di rischio e/o di debito

I processi di M&A di cui sopra, tuttavia, non sono di facile implementazione, soprattutto in periodo di crisi quale quello attuale che, a vario livello, accresce la percezione del rischio e, in molti casi, amplia il gap valutativo tra la domanda e offerta. In tali circostanze, una opzione è quella di perseguire le strategie di diversificazione, crescita e consolidamento in maniera endogena. Per supportare finanziariamente tali scelte, le aziende devono dotarsi di risorse esterne, sia sotto forma di capitale di rischio, sia di debito.

 

La presenza di fondi di Private Equity, anche internazionali, sempre più specializzati in operazioni di minoranza e, soprattutto, di aumento di capitale, ha colmato anche nel nostro Paese un gap molto importante, rendendo possibile la realizzazione delle sempre crescenti ambizioni di sviluppo del nostro tessuto di piccole e medie imprese. Tuttavia, a causa di un retaggio culturale che, ancora oggi, caratterizza una buona parte dell’imprenditoria locale, non sempre la presenza di un socio esterno nel capitale della famiglia viene visto di buon grado, preferendo l’opzione del capitale di debito quale risorsa per finanziare lo sviluppo. Le banche, dunque, giocheranno un ruolo centrale nel sostenere i processi di rilancio del nostro Sistema Paese, dovendosi calare sempre più nell’ambito industriale e meno in quello finanziario puro.

 

Cost Management e Downsizing

Uno degli effetti più immediati di una crisi pandemica è, senza dubbio, il peggioramento delle politiche di incasso da parte delle imprese che, evidentemente, hanno un impatto immediato sulla posizione finanziaria netta e sull’equilibro di liquidità.

Nell’immediato, l’unica opzione a disposizione dell’azienda è intervenire immediatamente sulla struttura dei costi il cui effetto, sebbene non univoco (ossia non privo di effetti collaterali), ha il vantaggio di agire immediatamente sull’equilibrio finanziario.

Le strategie di cost management, pertanto, permettono una identificazione del corretto costo di acquisto di un bene o un servizio in relazione ai driver chiave, favorendo la ripresa dei margini e il miglioramento del posizionamento competitivo.

 

Digitalizzazione dei processi

Infine, una delle principali leve del cost management è senza dubbio la digitalizzazione dei processi che, grazie alle nuove tecnologie, permette in maniera sempre più diffusa una sensibile riduzione di tempi, risorse e rischi nella esecuzione di molteplici attività.

 

In definitiva: gli strumenti a disposizione delle imprese per superare un periodo di crisi sono molteplici, ciascuno di questi presenta peculiarità che, in qualche modo, meglio si adattano alle situazioni specifiche e contingenti.

 

*A cura di Sante Maiolica,
Partner & CEO di Grant Thornton Financial Advisory Services (GTFAS)

Articolo tratto da AP Advisor Private 24, luglio – agosto 2020

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