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“Sordi” si nasce

Il noto attore Alberto Sordi, mancato nel 2003, aveva lasciato i propri beni alla sorella Aurelia, deceduta il 12 ottobre 2014.

Nel 2011, Aurelia – alla veneranda età di 94 anni – ha redatto testamento disponendo dei beni ricevuti dal fratello in favore della Fondazione museo Alberto Sordi incaricata di «perpetuarne la memoria». Oggetto del patrimonio erano due conti correnti di venti milioni circa, la villa di via Druso (valore stimato venti milioni) e le azioni del Campus biomedico di Trigoria.

I parenti dei Sordi, trentasette cugini di quinto e sesto grado, adducendo l’età avanzata e l’incapacità di intendere e volere della signora Aurelia e non volendo “sentire” che nulla del patrimonio era a loro destinato, hanno impugnato il testamento.

La vicenda conferma che procrastinare la pianificazione della successione ad un’età avanzata, ed in contesto nel quale aumentano le probabilità di un “calo di lucidità”, possa mettere in pericolo la trasmissione del patrimonio secondo i propri desideri e creare tensioni tra gli eredi.

A tal proposito, il nostro ordinamento offre svariati strumenti di pianificazione, quali – tra gli altri – il patto di famiglia, le polizze assicurative, il trust ed un uso combinato delle clausole testamentarie, mediante i quali si può delineare l’assetto patrimoniale desiderato per il tempo in cui si è cessato di vivere.

In un caso come quello sopra descritto nel quale, per esempio, non sono presenti eredi legittimari (ai quali la legge riserva una quota del patrimonio ereditario) si sarebbe potuto prevenire lo scenario litigioso immettendo, in età “non a rischio”, la parte mobiliare del patrimonio (liquidità e azioni) in polizza e nominare la Fondazione museo Alberto Sordi quale beneficiaria (provvedendo, invece, con donazioni per la parte immobiliare).

La polizza assicurativa, infatti, permette il conseguimento di numerosi obiettivi, ovvero:

  • realizzare la protezione e messa in sicurezza di una parte del patrimonio (l’art. 1923 c.c. prevede che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare);
  • porre in essere un programma di pianificazione successoria, dal momento che le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi “in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto” non concorrono a formare l’attivo ereditario (art. 12, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 346/1990) non dovendo scontare, conseguentemente, l’imposta sulle successioni e donazioni;
  • garantirsi la massima libertà nell’individuazione dei beneficiari e degli importi a questi assegnati. Il contraente, fermo restando che la polizza assicurativa non può essere utilizzata per escludere legittimari dall’asse ereditario, potrà scegliere come beneficiario, infatti, un erede o una terza persona estranea al nucleo familiare ed avrà in ogni momento la possibilità di integrare o modificare, con una semplice comunicazione scritta alla compagnia, i beneficiari (salvo preventiva rinuncia a tale facoltà);
  • consentire al contraente, finché è in vita, di continuare a mantenere un controllo sullo strumento (ad esempio, tramite riscatti parziali, modifica o revoca dei beneficiari), permettendo dunque una pianificazione patrimoniale di tipo flessibile e reversibile;
  • generare un rilascio graduale delle somme da liquidarsi in favore dei beneficiari così da evitare che ne vengano in possesso in un’unica soluzione.

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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