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MEMENTO MORI… (SÌ MA DOVE?)

Qual è la legge applicabile alla successione mortis causa del Sig. Rossi, ipotetico cittadino italiano residente abitualmente in Germania, il quale lasci la moglie Angela (svizzera, sposata in Francia) e un figlio (Paul, nato in Inghilterra, ma di cittadinanza e residenza italiana), la cui eredità sia composta da un conto corrente in una banca Svizzera, da una casa in Portogallo e da azioni di una società Venezuelana?

La contemporanea presenza di elementi di diversa internazionalitàfino al 16 agosto 2015, poteva dar luogo ad una serie di conflitti tra le legislazioni coinvolte, in quanto ciascuna di esse avrebbe applicato alla successione le proprie regole. In particolare, per noi italiani, il criterio di “collegamento” utilizzato per individuare la legge applicabile a una successione internazionale era quello della “nazionalità” del defunto; in altri termini, la legge applicabile alla successione del Sig. Rossi sarebbe stata quella italiana.

Dal 17 agosto 2015, tuttavia, si è aperto un inedito scenario per i cittadini europei che risiedono in uno Stato diverso da quello di cui hanno la cittadinanza. Da tale data, infatti, è entrato in vigore il Regolamento (UE) n. 650/2012 relativo (tra l’altro) alla competenza, alla legge applicabile e al riconoscimento degli atti pubblici in materia di successioni in tutti i Paesi UE (tranne Inghilterra, Irlanda e Danimarca, i quali continueranno a utilizzare le proprie norme di diritto internazionale privato). Il Regolamento si ispira alla scelta di fondo di individuare un regime unitario per determinare il diritto che disciplina la successione eleggendo, salvo diversa volontà espressa per testamento, quale legge applicabile quella di residenza abituale del de cuius al momento della morte; questo a prescindere dal luogo in cui siano situati i beni e alla loro natura.

Tornando al caso del Sig. Rossi, supponendo che la sua successione si sia aperta dopo il 16 agosto 2015, il criterio di collegamento, pertanto, muta radicalmente poiché il citato Regolamento lo identifica con riferimento al concetto di “residenza abituale” del defunto: se gli eredi del Sig. Rossi litigassero in ordine alla devoluzione dell’eredità e la lite giungesse nelle aule di giustizia italiane, il giudice non applicherà più la legge italiana (legge di “nazionalità” del de cuius), ma accerterà la competenza della legge tedesca e per l’effetto dei giudici di quel Paese in quanto legge del luogo in cui il defunto aveva la sua “residenza abituale” al momento del decesso (per semplificare la gestione delle questioni connesse alla successione, il Regolamento prevede anche il principio di coincidenza tra foro di competenza e legge applicabile).

La scelta dello Stato in cui trascorrere gli ultimi anni della vita potrebbe, quindi, avere impatti rilevanti sulla disciplina e la conseguente distribuzione del patrimonio ereditario.

Le procedure adottate in passato continuano tuttavia a sopravvivere nel caso in cui il de cuius abbia residenza abituale in uno Stato non membro dell’UE o anche in uno dei tre Stati dell’UE a cui il Regolamento non si applica. In tal caso entreranno in gioco le norme di diritto internazionale privato di quello specifico Stato.

Per fare un esempio, ipotizziamo che il Sig. Rossi sia residente in Inghilterra anziché in Germania e che abbia lasciato dei beni immobili in Italia. Le disposizioni di diritto inglese in materia di successioni (alle quali il Regolamento rinvia) prevedono un sistema che applica la legge del domicilio del defunto alla successione dei beni mobili mentre, alla successione dei beni immobili, si applica la legge dello Stato in cui sono situati gli immobili stessi. In tal caso, quindi, agli immobili si applicherà la legge locale (pertanto la normativa italiana) mentre alla successione dei beni mobili (come la giacenza liquida), si applicherà la legge inglese (in quanto legge del domicilio del defunto), ovunque essi siano situati.

Di particolare interesse, poi, è la posizione degli eredi legittimari (italiani); la nostra normativa, infatti, dispone che una quota parte dell’eredità debba inderogabilmente essere assegnata a tali soggetti mentre le normative di altri stati dell’UE non prevedono tale diritto o lo prevedono per quote inferiori. La questione dei legittimari è sempre stata debolmente affrontata in ambito europeo ed anche il Regolamento, non essendoci ancora decisioni dei giudici, lascia spazio a qualche residuo dubbio. Tuttavia, un’interpretazione che tenga a base le ragioni che hanno portato all’adozione del Regolamento stesso, porta a sostenere che i diritti dei legittimari (italiani) possano essere sacrificati in tutti i casi nei quali la legge applicabile alla successione non sia quella italiana.

Si pensi al caso del “nostro” Sig. Rossi (residente in Germania) che non abbia destinato al figlio Paul (italiano) almeno un terzo del patrimonio ereditario (quota di legittima in presenza della moglie Angela); la legge applicabile alla successione è quella tedesca e, pertanto, Paul non dovrebbe poter rivendicare alcuna integrazione considerando che la legge tedesca prevede quote di legittima inferiori a quelle della legge italiana.

Se, invece, il Sig. Rossi risiedesse in Inghilterra (non ha aderito al Regolamento), Stato nel quale non è previsto alcun diritto per i legittimari, Paul non dovrebbe poter rivendicare alcun diritto se non, eventualmente, sui beni immobili situati in Italia e per i quali, in questo specifico caso, si applicherebbe la legge italiana.

In conclusione, le opportunità ed il mutamento radicale offerti dal Regolamento paiono un dato di fatto; tuttavia, per percepirne la reale portata innovativa, dovranno attendersi le prime pronunce dei giudici così da avere conferma che taluni dirittiinviolabili” per la normativa italiana (es. quota di legittima, divieto di rinuncia preventiva ad un’eredità) possano, ora, essere “limitati” o perfino “svuotati”.

 

A cura di Leo De Rosa (Russo De Rosa Associati).

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