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Le borse mondiali corrono con gli utili

Il mese di ottobre si è chiuso ancora con numeri da record per le borse mondiali grazie ad una congiuntura macroeconomica positiva confermata da una crescita robusta e diffusa e dagli utili societari positivi, in un contesto di pressioni inflattive moderate. In Spagna si allentano le tensioni con la Catalogna riducendo i timori di un’eventuale crisi. Il premier spagnolo Rajoy sembra abbia avuto la meglio dopo aver attivato l’articolo 155 della costituzione che destituisce gli attuali membri del governo catalano, aver indetto nuove elezioni locali per l’indipendenza a dicembre e in seguito alla fuga in Belgio del presidente Puigdemont e dei suoi consiglieri. Notizie incoraggianti provengono anche dall’Italia dove Standard & Poor’s ha inaspettatamente rivisto al rialzo il rating del paese da BBB- a BBB con outlook stabile, prima e unica promozione dell’agenzia dal 1988. Il giudizio è stato motivato grazie alle migliorate prospettive di crescita, sostenute da un aumento degli investimenti, dalla crescita dell’occupazione e dalla politica monetaria espansiva. L’agenzia ha inoltre rivisto al rialzo le stime di crescita per l’Italia a +1,4% quest’anno, rispetto al +0,9% stimato inizialmente, sottolineando che le riforme del settore finanziario dovrebbero sostenere i miglioramenti economici in corso. Rimane però il monito sull’incertezza politica legata all’esito delle prossime elezioni generali che potrebbe pesare sulla performance economica dell’Italia e sulle condizioni del settore finanziario.

Negli Stati Uniti le trimestrali record dei colossi tecnologici Amazon (34%), Apple (+12%), Google (6%) e Facebook (47%) sono state accolte con euforia dagli operatori di mercato assieme al dato del Pil del terzo trimestre, cresciuto del 3% nonostante gli uragani Harvey e Irma che si sono abbattuti su Texas e Florida. Il dato superiore alle attese degli analisti è stato sostenuto dai consumi delle famiglie, che si confermano il vero motore dell’economia americana, con gli americani corsi a sostituire le loro auto danneggiate dagli uragani. Sul fronte Fed, la scelta di Donald Trump per la nomina del nuovo presidente è ricaduta su Jerome Powell che prenderà l’incarico da febbraio 2018 dopo aver ricevuto l’approvazione del Senato. Janet Yellen passerà così alla storia per essere stata la prima donna a presiedere la Federal Reserve e la prima presidente in 40 anni a non vedere rinnovato il proprio mandato. Powell è membro del Consiglio dei governatori della Fed dal 2012 per decisione di Barack Obama e si è schierato con la linea ufficiale di consenso della Fed lasciando ipotizzare la continuità di una politica di rialzo dei tassi molto graduale e un approccio morbido in tema di deregulation. Trump ha dichiarato che Powell «è forte, determinato e capace, ha la leadership per guidare la nostra economia in ogni eventuale sfida e guiderà una banca centrale indipendente». Quanto alla riforma fiscale, i repubblicani hanno reso nota la proposta di riduzione delle tasse per aziende (dal 35% al 20%) e persone fisiche, finanziate soprattutto attraverso l’abolizione delle deduzioni delle imposte locali e le limitazioni di quelle su interessi sui mutui immobiliari e sul debito aziendale.

In Giappone la coalizione governativa del primo ministro Abe formata dal partito Liberaldemocratico e dall’alleato Komeito ha ottenuto l’ampia maggioranza vicina ai due terzi dei 465 seggi in palio, uscendo rafforzato nelle sue politiche: Abeconomics e linea dura con Pyongyang. La maggioranza nelle due Camere permetterà ad Abe di convocare un referendum per proporre la revisione della Costituzione pacifista giapponese scritta nel 1947 dopo la resa del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che all’articolo 9 consacra la rinuncia per sempre alla guerra. In Cina il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese si è concluso con l’iscrizione delle teorie e del nome di Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista cinese, nella costituzione del Pcc, ponendolo quasi allo stesso livello di Mao. Il fatto che i «pensieri» di Xi siano associati ad una «nuova era» dà la misura dell’elevato livello di potere raggiunto dal presidente cinese che sta guidando il passaggio di un’economia sugli investimenti ad un’economia sui consumi, portando avanti le riforme sulla riduzione del rischio finanziario e la protezione dell’ambiente.

In questo scenario, negli Stati Uniti, lo S&P 500, vicino alla soglia di 2.600 punti base, prosegue il trend positivo grazie ai buoni dati delle trimestrali diffusi dalle società e nell’attesa che la riforma fiscale proposta da Trump riesca a superare il passaggio parlamentare senza troppe modifiche. Particolarmente positivo l’indice Nasdaq con un +3% nell’ultimo mese grazie ai risultati annunciati dai colossi tecnologici che hanno superato ampiamente le attese.

In Europa gli indicatori PMI di entrambe le componenti manifatturiero e servizi sono risultati in espansione, in miglioramento anche gli indici di fiducia che giustificano i dati positivi di nuovi ordini industriali e delle vendite al dettaglio. La seconda parte del mese di Ottobre ha visto una forte crescita dell’Euro Stoxx 50 supportato dai beni voluttuari. Il Ftse Mib ha superato la soglia dei 23.000 punti sull’onda di entusiasmo delle buone trimestrali tricolore. In particolare Ferrari ha registrato un aumento dell’utile netto pari al 24%.  Più volatile è risultato il listino spagnolo che da inizio Ottobre ha registrato una performance pressoché prossima allo zero.

Superate le turbolenze estive, abbiamo aumentato il peso della componente azionaria dei portafogli con un profilo di rischio più aggressivo (Moderata, Aggressiva e Molto Aggressiva) per sfruttare il momento positivo dei listini. Sono state incrementate in particolare le aree Us, Europa, Giappone ed Asia che continuano a registrare nuovi massimi.

Ancora al centro delle attenzioni le banche centrali. In area Euro nell’ultimo meeting della BCE, Mario Draghi ha confermato l’attuale livello dei tassi e ha annunciato che da gennaio 2018 il Quantitative Easing  passerà dagli attuali 60 miliardi a 30 miliardi di acquisti mensili. Il consiglio direttivo sarà pronto ad intervenire incrementando il programma sia in termini di durata che di entità qualora le prospettive diverranno meno favorevoli  o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con il profilo atteso di inflazione. La decisione della Bce ha portato a forti acquisti di titoli governativi soprattutto sui comparti periferici riducendo significativamente gli spread. Lo spread Btp-Bund si è ristretto notevolmente rispetto al picco di inizio Ottobre raggiungendo il livello minimo intorno a 142 bp. Il tasso decennale italiano è arrivato a sfiorare quota 1.7% a livelli che non si vedevano dallo scorso anno. Ha contribuito a diffondere fiducia sul comparto italiano, oltre le misure della banca centrale, la promozione da parte dell’agenzia di rating S&P che ha portato il rating a BBB con un commento che vede l’economia italiana  più resiliente agli shock futuri.  Per contro le incertezze politiche spagnole non hanno impedito un restringimento delle spread Bonos-Bund a 10 anni che si è portato in area 112 bp.

Oltre Manica la Bank of England è intervenuta alzando il tasso di riferimento di 25 pb, per la prima volta in dieci anni, portandolo allo 0,5%. La decisione del board è stata giustificata dall’attuale livello di inflazione che ha raggiunto il 3% e da un tasso di disoccupazione ai minimi storici. Continua però a preoccupare la fragilità del potenziale di crescita a seguito degli impatti di Brexit.

Negli USA, la nomina di  Powel come prossimo governatore della Fed, è stata letta dai mercati come segnale di continuità dell’attuale governatore Yellen sia in termini di politica monetaria che approccio alla vigilanza. Il decennale, dopo il picco di fine ottobre, è sceso in area 2.3%.

La Bank of Japan ha mantenuto invariato il proprio programma di stimoli monetari, dopo aver tagliato le proprie stime sull’inflazione per il 2017 e il 2018.

La componente obbligazionaria delle linee Moderata, Aggressiva e Molto Aggressiva è stata ridotta soprattutto sull’aree Us Government Bond, che presenta maggiori rischi legati al rialzo dei tassi da parte della Fed. Sull’asset calss obbligazionaria manteniamo un’ampia diversificazione che comprende il corporate finanziario europeo, settore sul quale prosegue la fase di miglioramento dei fondamentali (EdR Signatures Financial Bonds +10,3% da inizio anno), oltre alla componente Euro high yield  (UBS Euro High Yield +7,3% da inizio anno) e convertibile globale (Schroder Global Convertible Bond 5,8% da inizio anno).

Da segnalare, infine, la fase di indebolimento della moneta unica che, nel mese di ottobre, si è materializzata principalmente all’indomani dell’esito di politica monetaria della Bce. Dai massimi a tre anni sopra la soglia di 1,20, il cambio Euro Dollaro si è riportata in area 1,15, a fronte di un rafforzamento generalizzato del biglietto verde (dollar index al massimo da tre mesi). La Sterlina inglese prosegue la fase di rafforzamento grazie ai progressi delle trattative sulla Brexit, al buon dato sul Pil britannico e al rialzo dei tassi da parte della BoE; il cambio Euro Gbp si è riportato sui livelli di inizio luglio in area 0,88. In deprezzamento invece lo Yen giapponese ai minimi da otto mesi verso dollaro in scia all’intenzione della BoJ di proseguire con una politica monetaria accomodante. Andamento debole per le commodity currency, con il deprezzamento del dollaro canadese, per l’atteggiamento accomodante della Banca centrale – del dollaro neozelandese, per i cambiamenti del mandato della Banca centrale – del dollaro australiano, per la revoca della carica di deputato della Camera del vice Premier perché in possesso della doppia cittadinanza.

Sul comparto delle materie prime, l’indice generico segna un marcato rialzo principalmente grazie al settore energetico. Brent e Wti hanno superato rispettivamente i 64$ e 57$ al barile, sui massimi da quasi due anni e mezzo con un rialzo superiore al 40% rispetto a giugno. Il movimento è stato guidato da un ottimismo degli operatori sul lato della domanda, grazie ai recenti dati record relativi alle importazioni cinesi ed agli sviluppi sulla crescita economica globale. Sul lato dell’offerta, le incertezze sono legate alla rapida riduzione delle scorte petrolifere globali, alla convinzione di un prolungamento dei tagli produttivi dell’Opec e all’instabilità nel mondo arabo. In Arabia Saudita una serie di arresti di esponenti politici di rilievo per corruzione hanno aumentato il potere del principe bin Salman che ha come obiettivo la diversificazione delle risorse del paese ed è stato uno dei principali sostenitori della proroga dei tagli della produzione di petrolio.

L’esposizione valutaria dei portafogli è rimasta invariata, con il sottopeso della componente Dollaro  Usa, Sterlina inglese e Yen giapponese.

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