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Aspettando il nuovo presidente degli USA

Il mercato europeo è stato ancora condizionato del settore bancario, in particolare dalle preoccupazioni derivanti da Deutsche Bank. La richiesta di un’ingente multa a seguito della crisi dei mutui subprime e il ritiro di liquidità depositata presso l’istituto bancario di Francoforte da parte di diversi hedge funds hanno innescato un atteggiamento risk off che ha portato il titolo al suo minimo storico. Al netto di questi eventi le principali borse europee e i listini asiatici chiudono un mese in area positiva; maggiormente impattati dal probabile aumento dei tassi entro fine anno risultano essere i mercati statunitensi che chiudono in negativo.

 

A influenzare i mercati azionari (e non solo) anche i dubbi sui prossimi interventi delle banche centrali e gli importanti appuntamenti elettorali. In particolare, nella riunione di settembre la Federal Reserve ha lasciato i tassi d’interesse invariati nella fascia 0,25-0,50% ma le probabilità di un rialzo a dicembre si fanno sempre più concrete. Il Board si è dimostrato più pessimista sull’andamento dell’economia Usa: ha tagliato all’1,8% le stime sulla crescita del pil per il 2016, contro il +2% previsto tre mesi fa, ha rivisto al 4,8% le stime sul tasso di disoccupazione per il 2016, contro il 4,7% previsto tre mesi fa e ha tagliato all’1,3% le stime sul tasso d’inflazione per il 2016, contro l’1,4% di tre mesi fa. In Europa, dopo il nulla di fatto del meeting di settembre, il Presidente della BCE Mario Draghi si è dichiarato fiducioso sulla possibilità di raggiungere il target di inflazione del 2% già a fine 2018 o al massimo agli inizi del 2019, nonostante i dati sull’inflazione nell’Eurozona siano ancora contenuti (0,4% nel mese di settembre) ma comunque al livello massimo raggiunto da luglio 2014. La Bank of Japan ha invece introdotto nuove misure di allentamento monetario: un obiettivo sul tasso governativo a 10 anni intorno allo 0% (“controllo della curva dei rendimenti”) e l’incremento della quota destinata agli acquisti di ETF che seguono l’indice Topix.

 

Sul fronte politico, negli Stati Uniti la corsa alla presidenza sta entrando nella fase finale. I primi due confronti televisivi tra Hillary Clinton e Donald Trump sembrerebbero esser stati aggiudicati dal candidato repubblicano, apparso tecnicamente più preparato ad affrontare i temi oggetto di discussione. Indicazioni in tal senso sono arrivate dai sondaggi, secondo i quali la Clinton avrebbe convinto di più gli elettori, e da alcuni indicatori di mercato come il peso messicano in rafforzamento e l’oro in calo. L’attenzione degli elettori, specie di quelli indecisi, è ora rivolta al terzo ed ultimo confronto a Las Vegas il 19 ottobre, a circa tre settimane dall’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti.

 

In Europa tiene banco la questione migranti. In Ungheria sconfitta per il partito conservatore del primo ministro Viktor Orban nel referendum sui migranti a causa del mancato raggiungimento del quorum del 50%. Ha infatti votato solo il 43,42% dei cittadini aventi diritto anche se lo spoglio ha evidenziato che ben il 98% degli elettori ha votato NO; su questo elevato consenso il premier Orban porterà le proprie ragioni nei confronti dell’Unione Europea.

 

Nonostante questo clima di incertezza gli indici PMI manifatturieri hanno evidenziato una ripresa nella maggior parte dei paesi industrializzati. Dopo aver registrato un picco minimo (50) all’inizio dell’anno, l’indice PMI manifatturiero globale sfiora ormai il livello di 52, grazie in particolare alla fine della riduzione dell’eccesso di capacità industriale in Cina. Sebbene il settore dei servizi rappresenti una quota significativa del contributo al PIL delle economie avanzate o fortemente digitalizzate, i servizi rappresentano una quota significativa del contributo al PIL. Tuttavia il settore industriale continua ad attrarre un volume elevato di capitali e investimenti, come nel caso del settore petrolifero, contribuendo a consolidare le prospettive di crescita globale.

 

A livello di materie prime, a sorpresa, il meeting di Algeri di fine settembre dei produttori Opec, si è concluso con un accordo tra i ministri presenti per un taglio della produzione. Il cartello dovrebbe prevedere una limitazione dell’output nel range 32,5-33 Mln b/g (tra i 240.000 e 740.000 b/g in meno rispetto ai livelli di agosto). L’impatto sul prezzo del greggio è stato importante, con un incremento del Brent in una sola giornata di circa il 6%; nei giorni successivi gli operatori si sono mostrati fiduciosi nei confronti delle nuove intese tanto da portare il Brent sopra la soglia di 53$/b.

 

La strada dell’accordo però non è priva di ostacoli poiché la Russia, attraverso le parole del Ministro dell’Energia Novak, ha parlato di “congelamento” della produzione attuale più che di un intervento atto ad una effettiva riduzione. La Nigeria, inoltre, ha affermato di ritenersi esentata dall’accordo viste le recenti turbolenze politiche interne.

Generale apprezzamento del dollaro con un incremento di circa 3% nell’ultimo mese dell’Us Dollar Index che rappresenta il valore della divisa statunitense verso un paniere di valute straniere. Fase di apprezzamento anche per il cross Euro/Dollaro, la divisa americana ha abbandonato il range 1.12 per stabilizzarsi intorno a 1.10 che rappresenta ancora una soglia psicologica per gli operatori. La lettura dell’ultimo verbale FOMC, che ha lasciato trasparire una marcata spaccatura all’interno del board diretto da Janet Yellen, ha incrementato le probabilità di una aumento dei tassi entro fine anno dando una spinta rialzista al dollaro. Di contro la sterlina ha subito un marcato deprezzamento verso tutte le divise in seguito all’ annuncio, da parte del Primo Ministro Theresa May, dell’ attivazione dell’ Art.50 del Trattato di Lisbona nel marzo 2017. Il cross Sterlina /Dollaro ha raggiunto i minimi da 30 anni e gli effetti di una sterlina debole hanno evidenti ripercussioni nelle dinamiche del mercato reale con la richiesta di aumento dei prezzi da parte delle società produttrici che esportano in Gran Bretagna.

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