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La frenesia allontana dai Paesi Emergenti

Le borse mondiali sono rimaste sotto pressione registrando elevati flussi di vendita e un aumento della volatilità con l’indice SPX Volatility che ha raggiunto i livelli dello scorso settembre, mese in cui gli operatori stavano affrontando la crisi del settore automobilistico e le incertezze derivanti da una possibile, e poi non avvenuta, manovra monetaria restrittiva della Fed.

La frenesia registrata sui mercati è una diretta conseguenza di un quadro globale incerto rappresentato dal rallentamento dell’economia cinese e degli altri paesi emergenti, da una riduzione delle stima di crescita globale, dalla debolezza del petrolio, dalle nuove tensioni sul settore bancario europeo e i rinnovati timori sulla tenuta del governo Tsipras in Grecia.

Soprattutto sul fronte europeo il comparto bancario si è dimostrato il settore peggiore da inizio anno, elemento di penalizzazione soprattutto per Piazza Affari che si è rivelata il fanalino di coda registrando una perdita superiore al 20% con il Fste Mib ritornato ai livelli del 2013. In questo scenario l’esposizione azionaria delle linee è stata ridotta del leggero sovra-peso e riportata a livello del benchmark di riferimento. Restiamo completamente fuori dall’investimento nei Paesi Emergenti.
Il clima di incertezza sui mercati finanziari ha, infatti, portato gli operatori a vendere i titoli periferici per dirigersi verso i più sicuri paesi core. Il risultato? Un ritorno all’allargamento degli spread verso Bund, con i rendimenti del debito italiano e spagnolo in rialzo e quelli del titoli tedeschi ai minimi storici (bund decennale sotto i 20bps). Il flight to quality ha caratterizzato anche la curva americana con il rendimento del treasury decennale in calo di oltre 70bps dalla comunicazione del primo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. In restringimento anche i tassi giapponesi sulla scia delle nuove manovre espansive annunciate dalla Bank of Japan; per la prima volta nella storia il rendimento del decennale giapponese ha registrato un rendimento negativo.
E anche sul settore delle obbligazioni corporate si segnala una forte avversione al rischio legata alla volatilità dei titoli High Yield, soprattutto per le emissioni in dollari. Particolarmente sotto pressione i titoli del settore energetico, bancario e finanziario. Per questi motivi la duration della componente obbligazionaria è molto breve. Il posizionamento complessivo rimane molto prudente, e siamo completamente fuori dall’investimento nei Paesi Emergenti e nel settore energy, mentre manteniamo un’esposizione molto ridotta nella componente high yield.
Prosegue, infine, la debolezza delle materie prime con l’indice generale Goldman Sachs Commodity Index in trend ribassista anche se, a livello settoriale, l’andamento è stato comunque contrastato. Gli energetici hanno segnato nuovi minimi, penalizzati dalla debolezza del petrolio. Nel corso del mese le voci di una possibile intesa tra la Russia e l’Arabia Saudita per ridurre la produzione di greggio hanno spinto le quotazioni del Brent sopra i 35$ al barile. Entrambe le parti hanno però prontamente smentito le indiscrezioni riportando le quotazioni del greggio in area 30$ al barile. Di segno opposto l’andamento dei preziosi che hanno beneficiato degli acquisti su oro, argento e platino in ottica di bene rifugio e della debolezza del dollaro, in un contesto di minore probabilità di un prossimo rialzo dei tassi Fed. Le turbolenze di inizio anno sui mercati finanziari accompagnate dal rallentamento dell’economia cinese e di quella globale, hanno spostato in avanti le attese di rialzo dei tassi da parte della Fed portando ad un deprezzamento generalizzato del dollaro verso le principali valute. Apprezzamento quindi per Euro, Yen e consolidamento per la Sterlina. Il comparto delle commodity currency è stato invece colpito da vendite sulla scia del calo delle materie prime; particolarmente penalizzati il peso argentino, il rublo ed il peso messicano. Restiamo pertanto completamente fuori dall’investimento in commodities e abbiamo alleggerito l’esposizione in dollari.

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