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Le contromisure del dopo-Brexit

L’esito inatteso del referendum britannico ha travolto i mercati azionari globali in quello che verrà ricordato come il venerdì nero post Brexit. In una sola seduta, infatti, Piazza Affari ha perso il 12,3%, calo giornaliero maggiore di sempre, le piazze europee hanno ceduto in media il 10% con tutti i settori dello Stoxx 600 in territorio negativo. Paradossalmente il listino inglese si colloca tra i migliori; dopo il forte calo in avvio che lo aveva portato a cedere fino al 13%, ha recuperato parte delle perdite chiudendo al -7%.

In profondo rosso anche l’Asia, con il Giappone che ha perso quasi l’8% registrando il calo maggiore dal terremoto del 2011 e le piazze del nuovo continente con i listini Usa che sono scesi al ritmo maggiore da 10 mesi. Le sedute successive raccontano però un’altra storia con le borse europee che dimezzano lo shock innescato il 24 giugno. In generale i mercati scommettono su interventi a breve da parte delle Banche centrali per contenere l’effetto Brexit: la BCE potrebbe estendere il QE, la Fed rimandare il rialzo dei tassi e la BoE dovrebbe tagliare i tassi in estate. In Italia il governo sta discutendo con l’UE un piano per ricapitalizzare le banche italiane attraverso un intervento pubblico “precauzionale” sul capitale degli istituti di credito nel caso in cui se ne dovesse evidenziare la necessità dopo l’esito degli stress test condotti dall’EBA che saranno pubblicati il 29 luglio.

Gli indici statunitensi hanno recuperato completamente dai minimi post Brexit e l’indice S&P500 si è portato verso il nuovo massimo storico in scia al sentiment positivo di mercato che considera contenuti gli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE sull’economia statunitense.

In questo scenario, sul comparto equity abbiamo alleggerito il peso della componente azionario Italia penalizzato dalla pressione sui bancari. Abbiamo aumentato il peso della componente azionario globale attraverso l’introduzione di un fondo ad alto dividendo che molto bene ha reagito in questa fase di elevata volatilità.

Ma il voto britannico ha portato forte volatilità anche sul comparto obbligazionario governativo. Ad una prima fase di avversione al rischio, con flussi in uscita dai Periferici verso i Core, è seguita una fase positiva per tutti i governativi europei. Il cambio di rotta è stato innescato dalla convergenza nelle dichiarazioni da parte dalle Banche Centrali, pronte ad annunciare nuove manovre espansive per far fronte a situazioni di emergenza. A beneficiarne sono sia i titoli dei paesi Core (nuovo record per i rendimenti dei titoli tedeschi, negativi fino alla scadenza di 15 anni), dei paesi Periferici (Btp italiano vicino al minimo 1,12 di marzo 2015), degli Stati Uniti (Treasury decennale che ha toccato il nuovo minimo storico a 1,35) e del Giappone che ha visto per la prima volta il ventennale in prossimità dello zero.

Stessa dinamica sul comparto del credito, con un repentino aumento dell’avversione al rischio e l’allargamento tra i titoli Investment Grade e High Yield post brexit ed una seconda fase di maggiore distensione. Il calo dei tassi Core e il “corporate sector purchase programme” (CSPP) della Bce hanno riportato la fiducia degli investitori verso la carta a spread.

Sul comparto bond abbiamo aumentato il peso della componente euro corporate ed in generale della componenti obbligazionarie delle linee più prudenti, andando ad investire quella parte di portafoglio che era stata parcheggiata a scopo precauzionale in fondi monetari.

Inevitabile, infine, registrare un effetto-Brexit anche sul mercato dei cambi. La sterlina è crollata al minimo da oltre 30 anni contro dollaro ed è in forte calo anche contro Euro. Ai minimo da 5 anni e mezzo contro dollaro anche lo Yuan, in attesa delle mosse della PBoC in un clima di tensione in Oriente. In forte rialzo invece le divise rifugio come il Franco svizzero lo Yen giapponese, ai massimi da oltre 3 anni contro Euro complice la chiusura dei carry trade da parte degli investitori internazionali.

Le risorse di base hanno messo in evidenza un andamento divergente: da un lato i metalli preziosi, oro ed argento, proseguono il trend rialzista dai minimi di inizio anno e confermandosi come beni rifugio, dall’altro il petrolio in calo, penalizzato dal clima di avversione al rischio, l’aumento delle trivelle negli Stati Uniti ed i segnali di debolezza provenienti dall’area asiatica.

Sul comparto currency abbiamo mantenuto il sottopeso di sterlina e l’investimento nel franco svizzero. Abbiamo inoltre coperto dal rischio cambio un fondo obbligazionario globale in modo da estrapolare esclusivamente le componenti credito e tasso, immunizzando la volatilità del cambio (multicurrency).

 

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