Trump-Donald-pollici_781x498

Mercati, è ancora Trump a dettare il ritmo

Gli indicatori di confidenza globali hanno mostrato un rallentamento rispetto i massimi registrati nei mesi scorsi. I livelli attuali sono comunque percepiti positivamente per una ulteriore espansione economica. Le tensioni geopolitiche relative alle misure protezionistiche di Trump si sono calmate e i recenti colloqui con toni più amichevoli hanno diffuso maggior ottimismo; infatti con eccezione per i dazi su alluminio e acciaio, per i quali comunque l’applicazione è stata prorogata al mese di giugno, le altre misure sono ancora delle semplici dichiarazioni. La recente dichiarazione di uscita dal patto sul nucleare rilasciata dal presidente americano Trump è fonte di preoccupazione e le conseguenze potrebbero prevedere un incremento della volatilità, in primis del petrolio.

In questo scenario, il mese di aprile è stato caratterizzato da un andamento positivo dei mercati azionari. Guidano ancora i listini azionari del vecchio continente con rendimenti in media superiori al 4%, risultato in parte raggiunto per l’indebolimento dell’euro che ha diffuso maggior ottimismo circa le esportazioni delle aziende europee.

Movimenti meno marcati, seppur positivi, invece per gli Stati Uniti, coerenti con i dati delle trimestrali che sono risultati positivi soprattutto per i colossi finanziari.

Il settore tecnologico, nonostante il ristorno di metà mese, nei primi giorni di maggio è riuscito a recuperare le perdite e raggiungere un +4.5% ad un mese.

Nell’ultimo mese forte contrazione, superiore al 15%, della borsa della Argentina a seguito del drastico intervento della Banca Centrale Nazionale, con l’obiettivo di normalizzare i forti deflussi monetari avvenuti a favore dei Treasury americani i quali hanno visto un interessante incremento dei rendimenti.

Sul fronte obbligazionario, invece, l’area governativa europea si è contraddistinta per una performance negativa, la curva tedesca ha fatto registrare un movimento al rialzo dei tassi su tutte le scadenze. Un movimento più marcato al rialzo si è visto lungo tutta la curva americana, portando il Treasury a 10 anni in area 3%. La curva italiana dopo un Aprile di sostanziale stabilità ha registrato un recento incremento dei tassi con il decennali che si riporta in area 1.9%, lo spread Italia-Germania, che nonostante sia ancora a livelli contenuti rimane sotto 130 bps mostra da circa una settimana un trend in salita.

Sul fronte valutario, infine, l’atteggiamento prudente della BCE – che continuerà il programma di acquisti sino a settembre 2018 e le attese per un primo rialzo sono spostate verso metà/fine 2019 – soprattutto alla luce dei modesti risultati inflativi recentemente diffusi, gli ultimi interventi di Powel che confermano le aspettative di rialzo dei tassi hanno portato ad una repentina inversione del cambio euro-dollaro, allontanatosi dall’andamento laterale che stava percorrendo da fine gennaio, il dollaro si è fortemente apprezzato raggiungendo in pochi giorni livelli intorno all’1.8%. In generale il dollaro si è rafforzato verso tutte le principali divise internazionali con un apprezzamento del dollar index nell’ultimo mese di circa 3.7%.

Recupero anche delle materie prime, guidate dalla componente energia e dai metalli industriali. A seguito della dichiarazioni di Trump di voler uscire dall’accordo sul nucleare siglato con l’Iran nel 2015 il Brent ha superato i 76 usd al barile.

Rilevante apprezzamento anche di acciaio e alluminio nonostante l’applicazione dei previsti dazi sull’acciaio e sull’alluminio prodotti nell’UE e in altri Paesi alleati sia stata rinviata al 1° giugno.

Condividi sui social:

Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ultimi articoli