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Si rivede il rischio geopolitico

A marzo, il mercato ha subito un aumento della volatilità a livelli decisamente più alti rispetto gli ultimi anni, in particolare gli ultimi giorni di contrattazione hanno registrato nuove perdite e portato in territorio negativo i rendimenti da inizio anno degli indici americani e europei fatto salvo l’indice azionario Italia, performance positiva anche per il Giappone e i mercati Emergenti.
Le previsioni degli utili rimangono incoraggianti a livello globale e il contesto macroeconomico dovrebbe essere di sostegno alla crescita.
Segnali contrastanti invece sul fronte obbligazionario: il mese ha visto il decennale USA, in calo sotto quota 2,8% di rendimento, allontanarsi dai livelli massimi di fine febbraio, periodo in cui le attese erano per il raggiungimento del 3%. Anche sul suolo europeo le curve hanno mostrato trend in calo con il Bund decennale nelle prossimità di 0,5% e lo stesso tratto di curva italiano sotto quota 1,8%.
Spread in rialzo sul comparto high yield che ha registrato una performance negativa nell’ultimo mese.
A livello valutario, a marzo persiste la debolezza del dollaro, sebbene le attese siano per 3 nuovi rialzi nei tassi US, il mercato dei forward sta già prezzando tali eventi. Per questo motivo, il range 1.215-1.25 fatto registrare nei mesi passati, potrebbe perdurare nel medio periodo.

Lo yen giapponese si è rafforzato a seguito delle mosse della Cina in merito alle contromisure alle tariffe sull’acciaio e l’alluminio, imposte recentemente dal Presidente Trump.
Il prezzo del greggio ha subito un rapido rialzo dovuto al prolungato declino della produzione di petrolio venezuelana unito ai timori di potenziali sanzioni nei confronti dell’Arabia Saudita. I produttori statunitensi hanno accelerato il ritmo di produzione e tagliando in modo significativo i costi, sono riusciti a mantenere il prezzo del greggio sopra al livello di pareggio.
Più in generale il mese appena trascorso ci ha resi spettatori di un rischio di escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina dopo che l’amministrazione Trump ha proposto dazi del 25% sulle importazioni di più di 1.300 merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari, oltre a quelli già diffusi su acciaio e alluminio nelle settimane precedenti. Di pari misura è stata la replica immediata della Cina che ha proposto dazi sull’import di 106 prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per totali 50 miliardi di dollari. I recenti episodi tuttavia hanno regalato aria di disgelo con atteggiamenti più distensivi da entrambe le parti dell’oceano: Trump ha parlato di “un superbo futuro per i due Paesi” mentre XiJinping si è mostrato favorevole ad uno sviluppo pacifico e di cooperazione che porterà a risultati win –win.

Assetto geopolitico fragile anche tra Russia e Gran Bretagna. Alla vigilia del 4° mandato presidenziale di Vladimir Putin la morte dell’agente segreto Skripal su suolo inglese ha creato una vera crisi diplomatica con l’aperta accusa di TheresaMay nei confronti della Russia e il seguente allontanamento dei diplomatici russi dal territorio inglese.
In questo scenario di diffuso rischio politico la volatilità dei mercati ha ripreso un trend di crescita e si è assistito ad una fase di risk off con una contrazione dei maggiori listini azionari.

I dati macro rimangono tuttavia positivi, nell’ultima riunione della BCE, Mario Draghi ha rivisto le stime in crescita con il Pil al 2,4% nel 2018 rispetto al 2,3% dello scorso dicembre. I dati di inflazione rimangono stabili in un contesto in cui il mercato del lavoro europeo mostra segnali di miglioramento con il raggiungimento di un tasso di disoccupazione pari all’8,5%.
Anche negli USA i recenti dati macro diffusi hanno mostrato un Pil in crescita al 2,9%. Trend differente rispetto all’Europa quello dell’inflazione americana che negli ultimi dati diffusi raggiunge 2,1% su base annua rispetto al precedente dato all’1,8%.

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