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Si riduce la propensione al rischio

L’intensificarsi del conflitto commerciale internazionale ha spinto al ribasso la propensione al rischio degli investitori. Non è un caso, quindi, che lo scorso Maggio sia stato caratterizzato da rendimenti negativi per gli asset più rischiosi, che hanno risentito dell’inasprimento delle politiche protezionistiche degli Stati Uniti. Ai continui tentativi di raggiungimento di un accordo con la Cina si sono aggiunte le tensioni con il Messico, contro cui il presidente Trump ha promesso dazi fino al 25% se non verranno introdotte politiche di contenimento dei flussi migratori, e con l’India che a seguito della sospensione del trattato preferenziale per l’export di acciaio e alluminio ha deciso di alzare i dazi su 28 prodotti importati dagli Stati Uniti.

Nel mese di Maggio abbiamo assistito ad una correzione ribassista dell’indice MSCI World che perde il 6,1%. A livello di geografico i peggiori ribassi sono stati registrati da MSCI China, Nord America, Emerging Markets che hanno attestato rispettivamente le seguenti performance negative: -13,6%, -6,4% e -7,5%. Da inizio anno il comparto azionario mondiale nonostante la flessione sopra citata attesta una performance positiva del +10,4%.

Sul fronte Europeo l’indice MSCI Europe ha attestato una perdita del 5,7% , mentre a livello di singolo paese si sono caratterizzati per performance decisamente negative gli indici MSCI Italia -9,1%, Germania -7,5% e Francia -6,6%. A livello settoriale i comparti MSCI che hanno subito le maggiori perdite sono: Energy -8,9%, IT -8,6% e Materie prime -7,8%, i settori se hanno mostrato miglior tenuta invece Utilities -1,7%, Health Care -2,6% e Consumer Staple -3,3%.

Il mercato azionario messicano ha risentito anch’esso delle dichiarazioni di Trump, in merito ai nuovi dazi, registrando sull’indice MSCI una correzione dello -7,6%.

Le discussioni sulla fusione tra Renault e Fiat-Chrysler hanno dominato il commercio del settore automobilistico. Tuttavia, sono sorti dubbi che sono poi sfociati in un ritiro da parte di Fiat-Chrysler della proposta di fusione a causa delle richieste formulate dal governo francese. Peugeot, che è stata storicamente più vicina a Fiat, è stata la principale vittima delle notizie e ha perso il 5% durante la settimana in cui è uscita la notizia.

 

Sono apparsi più deboli anche alcuni indicatori macroeconomici statunitensi come l’indice PMI manifatturiero americano e l’indice delle indennità di disoccupazione. Il primo passando da 52,8 a 52,1 segna il livello più basso degli ultimi 31 mesi confermando così la diffusione di incertezza tra i responsabili aziendali delle forniture circa le prospettive di sviluppo economico. Il secondo, con un numero di richieste di indennità più alte del previsto, mostra un peggioramento del mercato del lavoro.

Anche in Cina l’indice PMI non mostra segnali di ripresa e sebbene il comparto manifatturiero si mantiene stabile a 50,2 quello riferito ai servizi subisce un contrazione da 54,5 a 52,7.

L’Europa, invece, continua a caratterizzarsi per un’economia fiacca con bassa inflazione. Quest’ultima al netto di alimentari e carburanti è scesa fino a 0,80% con una media da inizio anno pari all’1% al di sotto dell1,20% previsto dalla BCE. L’indice PMI manifatturiero sebbene sia leggermente calato rispetto al mese precedente mantiene un trend laterale rispetto all’importante declino che si era già registrato a Marzo.

Le recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo hanno visto il successo dei Verdi a fronte di un perdita di fiducia dai partiti tradizionali. Rimangono in una condizione di minoranza i partiti sovranisti sebbene il rafforzamento della Lega in Italia abbia diffuso timori sul contenimento del debito pubblico.

In poche settimane il contesto di normalizzazione delle politiche monetarie ha virato verso strategie più espansive maggiormente coerenti con il mutato quadro macroeconomico. Le stesse dichiarazioni del presidente Jerome Powell in un recente convegno a Chicago hanno accentuato le allusioni ad una politica monetaria accomodante tanto che le probabilità implicite nei derivati sui Fed Funds hanno superato l’80% per un taglio di 25 bps nella riunione di Luglio.

Anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ha modificato la dichiarazione di intenti esprimendo l’impegno di mantenere invariato il tasso d’interesse “almeno per tutto il primo semestre del 2020”, anziché solo fino all’inizio del prossimo anno come precedentemente stabilito. Infine la BCE ha confermato per settembre l’avvio del meccanismo TRTLO III, che dovrebbe offrire un certo sostegno all’economia.

 

Per quanto riguarda il mondo obbligazionario, nello scorso mese di Maggio, l’indice aggregato dell’area governativa europea (core + periferici) si è contraddistinto per una performance positiva. I governativi italiani, invece, hanno mostrato un rialzo dell’intera curva dei rendimenti. Il rendimento Btp decennale si è attestato a fine mese in area 2,67% con uno spread rispetto ai titoli tedeschi a 272 basis points, in rialzo rispetto alla chiusura del mese precedente di circa 33 bps. In questa fase di risk off la curva tedesca ha visto il decennale negativo. Oltre oceano, tassi dei titoli di stato americani in ribasso con la persistenza di una curva in cui lo spread 2-10 anni persiste sui 20 bp; il livello del Treasury a 10 anni ha chiuso il mese in area 2,12% in ribasso rispetto al mese precedente.

Per quanto riguarda il comparto corporate abbiamo assistito ad un incremento della volatilità, con spread in leggera aumento. Tuttavia, dopo il picco a fine 2018, tutti i settori del credito hanno ritracciato. Gli High Yield si attestano sui 308 bps, i finanziari subordinati sui 185 punti base mostrandosi come settore più rischioso in termini relativi. Le obbligazioni Investment grade e le finanziare senior sono su simili livelli di rischio con le prime a 71 e le seconde a 91 bps. Gli indici delle obbligazioni aggregate in Euro hanno registrato performance di +0,8% sul mese e di -1,44% per le obbligazioni ad alto rendimento in Euro.

 

A livello valutario, l’euro verso il dollaro a fine maggio è rimasto in prossimità del valore 1,1169, mentre si è assistito ad un apprezzamento dell’’euro sulla sterlina (+2,82%) che nello stesso periodo è passato da 0,8600 a 0,8850. Al contrario l’euro si è deprezzato verso il Franco Svizzero di circa il 2.20% passando da 1,1432 a 1,1178.

Il prezzo del petrolio è sceso sensibilmente passando dal prezzo di 72,80$ a barile a fine aprile a 64,49$ a fine maggio. Coerentemente con la fase di l’oro si mostra un rialzo del 1,72% scambiando a fine mese in area 1304,33 dollari l’oncia contro 1283 di inizio mese.

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