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Trump non turba ancora i mercati

Il 2017 si è aperto in un contesto molto diverso dal 2016. Lo scorso anno il prezzo del petrolio scendeva sotto i 27 dollari al barile facendo collare il settore energy, l’industria dello shale oil americano e trascinando al ribasso i listini azionari globali. Grazie all’accordo raggiunto tra i paesi Opec per tagliare la produzione, oggi i prezzi del greggio sono stabilmente sopra i 50 dollari al barile spinti da una dinamica di inflazione, crescita e occupazione in ripresa a livello globale. Negli Stati Uniti il sorprendente dato del Pil del terzo trimestre (+3.5%) indica una crescita su base annua dell’+1,7%, che delinea un’espansione modesta ma stabile dell’economia americana.

Il rapporto del Beige Book preparato per la riunione di fine gennaio indica un mercato del lavoro al pieno impiego, con il tasso di disoccupazione (4,7%) sui livelli minimi dal 2007 ed un tassi d’inflazione che si sta avvicinando al target del 2%. Il quadro descritto fornisce alla Federal Reserve le condizioni per preparare un rialzo dei tassi “alcune (a few) volte ogni anno” nei prossimi tre anni per arrivare al 3% entro fine 2019. Il sentiero di graduale rialzo potrebbe tuttavia subire delle accelerazioni un caso di un ampio shock fiscale attuato dal programma Trump.

Il neo insediato presidente nella prima conferenza dalla sua elezione, oltre ad aver rigettato le accuse di avere interessi in Russia, ha annunciato il passaggio dei suoi business sotto la gestione dei figli e in campo economico ha ribadito l’intenzione di creare posti di lavoro e di intervenire su difesa, sanità e riforma fiscale, ritorno della produzione e degli investimenti in USA e riduzione della regolamentazione. Elementi in parte confermati nel discorso di insediamento alla Casa Bianca che ha colpito soprattutto per le frasi ad effetti e i nuovi mantra come “America first” e “America great again”. Per conoscere meglio i dettagli sulle politiche fiscali espansive o sul protezionismo promesso in campagna elettorale bisognerà quindi attendere ancora e assistere alle prime vere azioni concrete del 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Intanto, a livello azionario, il mercato americano continua a essere protagonista: S&P 500 e Nasdaq hanno scritto nuovi massimi a gennaio, mentre il Dow Jones, unico indice che fatica a mantenersi saldamente sopra i livelli di fine anno, ha più volte provato a superare quota 20.000. Gli investitori non sembrano quindi temere l’impatto della nuova amministrazione Trump, forti degli ottimi dati economici fino ad ora resi noti.

In Europa, invece, le rilevazioni Eurostat dell’inflazione hanno raggiunto il livello più alto da dicembre 2013. La stima del tasso su base annua di dicembre a 1,1% è sostenuto principalmente dal rialzo dei prezzi dell’energia saliti di circa il 60% rispetto a un anno fa. La deflazione sembra essere oramai superata e indicazioni positive giungono anche dai leading indicator che puntano ad un’accelerazione della crescita economica nel primo trimestre del 2017, con il PMI europeo che si attesta a 54,9, stabilmente oltre la soglia che rappresenta un’espansione economica.

Di conseguenza i listini Europei seguono timidamente lo stesso trend positivo, trainati da una Germania che funge sempre più da locomotiva (nel 2016 la crescita del prodotto interno lordo ha toccato l’1,9%, il ritmo più alto dal 2011 e di mezzo punto percentuale superiore alla media degli ultimi dieci anni). Continua il recupero del FTSE MIB, che ha toccato i massimi da gennaio dello scorso anno; la notizia del downgrade di un notch del rating a lungo termine dell’agenzia di rating canadese DBRS non ha scoraggiato gli investitori. Rallenta invece il CAC 40; la possibile vittoria della candidata di estrema destra Marine Le Pen alle prossime elezioni francesi preoccupa i mercati. Bene anche le borse asiatiche, con l’indice Hang Seng (borsa di Hong Kong) che registra il maggiore apprezzamento, forte di un trend rialzista iniziato a metà dicembre.

Da un punto di vista settoriale, particolare menzione va fatta per il settore salute. Nella prima conferenza dalla sua elezione, Donald Trump ha ribadito l’intenzione di voler intervenire prontamente per smantellare l’Obamacare, la riforma più significativa dell’amministrazione Obama. Il suo progetto, seppur complicato da implementare per le ostilità interne al Congresso, è basato sull’introduzione nel settore privato di un sistema più concorrenziale per abbassare i costi, aumentare la qualità dei servizi e ampliare il bacino d’utenza. L’indice healthcare globale ha guadagnato quasi 4 punti percentuali nella prima parte dell’anno, mantenendosi ben al di sopra dell’indice generale MSCI World.

Sul fronte obbligazionario, a inizio d’anno, i rendimenti del comparto registrano un generale rialzo sulla base dei buoni dati economici di crescita e inflazione. Negli Stati Uniti i rialzi si sono concentrati soprattutto sui titoli a lungo termine, in modo particolare dopo le parole del presidente della Federal Reserve Yanet Yellen che ha delineato il futuro percorso di rialzo dei tassi statunitensi. Il tasso decennale si è posizionato in area 2,5% ai massimi dal 2015, oltre 100 punti base dai minimi di metà 2016, complice l’ulteriore incremento del ritmo di vendita di Treasury da parte della Cina. Continuando il trend in atto da circa 6 mesi, il paese del dragone è ora diventato il terzo maggiore detentore di debito pubblico statunitense superato dal Giappone.

Tassi in generale rialzo anche in area Euro con spread sostanzialmente stabili. La prima riunione Bce del nuovo anno si è conclusa, come da attese, senza novità sui tassi di politica monetaria e sul programma di acquisti. Il presidente Mario Draghi ha ribadito che gli acquisti proseguiranno fino a dicembre 2017 ed in ogni caso fino a quando l’inflazione non sarà tornata verso il 2% e che gli acquisti potranno essere aumentati nel caso di un peggioramento del quadro macro. Nonostante gli ultimi dati economici positivi, durante la conferenza stampa Draghi ha affermato che una possibile riduzione degli acquisti in caso di miglioramento inatteso del ciclo economico non è stata presa in considerazione, smussando molto i toni sul recente rialzo dell’inflazione.

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