Andamento-titoli_781x498

Un anno a due cifre per Europa e Stati Uniti

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina hanno mostrato in tutta la loro portata gli effetti di una riduzione dei commerci internazionali. In particolare si è evidenziato un fenomeno di delocalizzazione delle aziende cinesi verso Taiwan e Vietnam per scongiurare l’applicazione dei dazi doganali.

Pertanto sul G20 di Osaka di Giugno si sono riversate molte aspettative nella consapevolezza che gli incontri tra il presidente Trump e quello Cinese Xi JInping potessero rivelarsi di una estrema importanza per il commercio internazionale. I colloqui sono stati definiti dallo stesso Trump “eccellenti”, in seguito alla riapertura dei negoziati sul commercio tra i due colossi. Un tregua che da una parte ha visto l’impegno gli Usa di non applicare nuovi dazi sulle importazioni cinesi e riaprire la concessione a Huawei di acquistare prodotti da fornitori statunitensi e dall’altra parte l’impegno della Cina ad incrementare gli acquisti di prodotti agricoli americani.

In Europa, invece, dopo il tentativo di raggiungere un accordo nelle consultazioni di fine Giugno per la definizione dei vertici delle istituzioni europee, nei primi giorni di Luglio, c’è stata finalmente la nomina alla presidenza della Commissione della ministra della Difesa tedesca; mentre all’italiano David Sassoli è andata la presidenza del Parlamento europeo. Un nome noto e gradito al mercato è quello di Christine Lagarde alla presidenza della Bce. L’attuale presidente del fondo monetario internazionale prenderà la direzione del board della banca centrale europea in autunno in seguito alla scadenza del mandato di Mario Draghi, la sua nomina è letta come un segnale di continuità del suo operato. Altro elemento che in Europa ha permesso un clima di maggior distensione è stato la sospensione della procedura di infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia.

In generale, si registra un anno con performance YTD a due cifre sia in Europa sia negli Stati Uniti. Sono gli Emergenti a rimanere meno performanti, con un +10% da inizio anno.

Il Price Earning dell’indice globale si attesta a 19, con attese a 17. Da notare, dividend yield dell’indice azionario globale si attesta sul 2%, leggermente al di sopra del rendimento cedolare dell’omonimo indice obbligazionario globale, che si attesta a 1.53%.

Il ruolo delle Banche Centrali rimane il tema portante anche per il prossimo semestre ed il motto “bad news-good news” riassume bene il sentiment degli operatori. Non è detto che, qualora la reporting season che si sta aprendo dovesse mostrare peggioramenti significativi delle stime, la Fed sia sufficiente a sostenere il mercato. Rispetto alle attese di crescita di inizio anno (20% a 12 mesi) gli utili prospettici negli Stati Uniti sono stati notevolmente rivisti al ribasso, arrivando ad una crescita attesa oggi a 12 mesi del 3%. Il governatore della Fed, Powell ha invitato a non considerare più il QE una manovra non convenzionale. Da notare che il rally dell’azionario statunitense è uno dei meno partecipati della storia, principalmente guidato da acquisto di azioni proprie, e teoricamente meno soggetto ad uno storno significativo ma piuttosto al classico incremento della volatilità nella reporting season.

A livello obbligazionario, nel mese di Giugno, l’indice aggregato dell’area obbligazionaria governativa europea (core + periferici) si è contraddistinto per una performance positiva. I governativi italiani, invece, hanno mostrato un rialzo dell’intera curva dei rendimenti. Il rendimento Btp decennale si attestato a fine mese in area 3,64% con uno spread rispetto ai titoli tedeschi a 243 basis points, in diminuzione rispetto alla chiusura del mese precedente di circa 44 bps. In questa fase di risk off la curva tedesca ha visto il decennale negativo, a -0.33%. Oltre oceano, tassi dei titoli di stato americani in ribasso con la persistenza di una curva in cui lo spread 2-10 anni persiste sui 20 bp; il livello del Treasury a 10 anni ha chiuso il mese in area 2,53% in ribasso rispetto al mese precedente.

Per quanto riguarda il comparto corporate, nel mese di Giugno, abbiamo assistito ad una riduzione della volatilità, con spread in diminuzione. Tuttavia, dopo il picco a fine 2018, tutti i settori del credito hanno ritracciato. Gli High Yield si attestano sui 254 bps, i finanziari subordinati sui 132 punti base. Le obbligazioni Investment grade e le finanziare senior sono su simili livelli di rischio con le prime a 64 e le seconde a 53 bps. Gli indici delle obbligazioni aggregate in Euro hanno registrato performance di +1,8% sul mese e di +1,9% per le obbligazioni ad alto rendimento in Euro.

A livello commodities, infine, l’inasprimento del conflitto Usa-Iran ha in particolare colpito le esportazioni di greggio dall’Iran, che sono crollate dell’80% rispetto all’anno scorso. Il rischio di un ulteriore inasprimento del conflitto è aumentato. All’ultima riunione, l’OPEC ha prorogato la riduzione della produzione per altri nove mesi, ossia fino a marzo 2020. La decisione è stata motivata con l’ampia offerta di petrolio, comprovata dall’aumento delle scorte, e con le perduranti perplessità sulla domanda suscitate dai conflitti commerciali e dai venti contrari del crescente protezionismo.  L’oro ha invece visto un prezzo al rialzo, con uno storno nel breve periodo. Non offre né interessi né dividendi, ma è considerato un valido strumento di copertura in periodi di instabilità dei mercati. L’ottimismo infuso negli operatori dalla ripresa del negoziato commerciale tra Stati Uniti e Cina durante il recente vertice del G20 ha fatto cadere il prezzo dell’oro sotto la soglia dei 1.400 dollari all’oncia. Sebbene le news legate alle Banche centrali siano di rilievo, i mercati valutari sono rimasti relativamente calmi. L’euro e la sterlina non hanno fatto registrare particolare volatilità. Le politiche monetarie accomodanti annunciate dalla Federal Reserve dalla BCE hanno spinto il dollaro leggermente al rialzo.

Condividi sui social:

Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ultimi articoli

Copyright 2019 Eurovita S.p.A. | P.I. 10637370155 | All Rights Reserved
Legal policy | Privacy Policy & Cookies
Powered by Open Financial Communication - Advisor

Quanto pubblicato sul Sito non costituisce una sollecitazione al pubblico risparmio, un’offerta o un invito ad acquistare o a vendere le attività finanziarie o assicurative summenzionate, nonché una consulenza di investimento, o invito all’investimento, o consulenza legale, fiscale o finanziaria. L’utilizzo del Sito non comporta l’insorgere di alcun rapporto contrattuale tra Eurovita S.p.A. e gli Utenti. Per l’acquisto di uno dei nostri prodotti è opportuno che l’utente si rivolga ad uno dei nostri distributori elencati nell’apposita sezione del Sito al fine di verificare la veridicità e la correttezza delle informazioni relative ai prodotti in collocamento e l’opportunità dell’acquisto in relazione alle personali esigenze e caratteristiche reddituali/finanziarie/economiche.