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Le opportunità del settore agro-alimentare

Intervista ad Alexander Roose, Head of International and Sustainable Equity e gestore del fondo DPAM Invest B Equities Sustainable Food Trends.

 

Tra irrigazione sostenibile, trattamenti biologici, crescita demografica e nuovi stili alimentari, il settore alimentare sembra essere entrato in una fase di grande cambiamento. Quali sono le principali innovazioni nel settore e quali sono le ragioni alla base?

Anche se non si può parlare di un cambio di paradigma su larga scala, ci sono comunque alcune innovazioni degne di nota proprio all’inizio della catena di produzione, che potrebbero far evolvere sostanzialmente il settore agroalimentare nel prossimo futuro. L’innovazione lungo la catena del valore agroalimentare non risponde alle stesse logiche degli altri settori. Qui l’interesse principale è il modo in cui l’innovazione si integra ai temi della sostenibilità, come la biodiversità e i cambiamenti climatici. Entrambi sono interconnessi.

Alcuni dei settori in cui abbiamo recentemente assistito a molte innovazioni sono l’agricoltura di precisione e i prodotti biologici agricoli (un’industria da 3 miliardi di euro). Il primo si basa sull’utilizzo dei big data e sull’osservazione meticolosa delle condizioni agricole per ottimizzare la produzione, e allo stesso tempo preservare le risorse. Il secondo abbraccia una gamma di prodotti composti da microrganismi, estratti vegetali o altri materiali organici e offre un’alternativa verde ai pesticidi convenzionali.

Infine, si riscontra una crescente dipendenza dai processi di fermentazione per sviluppare nuove tecnologie e innovazioni.

 

Considerando questi cambiamenti, quali sono le prospettive per il settore agroalimentare e quali sono i temi di investimento più interessanti?

A monte della catena del valore, la crescente diffusione dell’agricoltura di precisione consente di  “personalizzare” i prodotti agricoli biologici secondo le condizioni specifiche del suolo. I primi prodotti ad essere commercializzati in questo senso sono i componenti biologici, seguiti dai cosiddetti inoculanti (biopesticidi).

Se si prosegue lungo la catena del valore, notiamo che il settore agroalimentare si sta allontanando sempre più dalla produzione convenzionale di carne a favore di alternative più ecocompatibili. In generale, si possono individuare tre tendenze principali: un consumo di carne più limitato, il passaggio alla sostituzione della carne con alternative vegetali e, infine, il progresso di sostituti della carne a base cellulare. Restano da vedersi le più ampie ramificazioni di quest’ultima, in quanto la sua adozione generale potrebbe forse incontrare una qualche forma di avversione da parte dei consumatori.

 

Quali aziende dovrebbero essere prese di mira a lungo termine e perché?

Per prima cosa si deve partire dalle convinzioni riguardo al tema d’investimento e poi è necessario decidere quale azienda scegliere nella catena del valore. Dobbiamo valutare la mentalità innovativa dell’azienda e la sua strategia di implementazione a lungo termine. Infatti, ogni volta che le innovazioni nel settore agricolo vengono presentate agli agricoltori, essi tendono a essere riluttanti al cambiamento ed eccessivamente dipendenti dalle tecnologie esistenti. Per questo è importante che le aziende riescano a convincere gli agricoltori non solo dei benefici sostenibili delle loro soluzioni, ma anche dei loro vantaggi tangibili, in modo da promuovere la loro implementazione su larga scala.

Un buon esempio è DSM, che ha recentemente sviluppato un additivo per ridurre significativamente le emissioni di gas metano del bestiame. Un’altra realtà all’avanguardia nella catena del valore agroalimentare è Genus, un’azienda con sede nel Regno Unito, che sta sviluppando un cambiamento genetico che sta portando a suini resistenti alla sindrome respiratoria e riproduttiva, una malattia che si stima costi agli allevatori circa 3 miliardi di euro all’anno.

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