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Le rivoluzioni di tecnologia e healthcare

Di fronte all’emergenza coronavirus i sistemi sanitari di molti Paesi europei si sono dimostrati carenti.
È emersa in particolar modo la mancanza di un sistema sanitario integrato a livello europeo per fare fronte ad un evento come quello che stiamo vivendo. I singoli confini nazionali non sono sufficienti per fermare la corsa del virus.

Per evitare che in futuro possa riproporsi lo stesso problema sono necessari investimenti soprattutto per quando riguarda la capacità di coordinamento delle forze in campo ma soprattutto in tecnologia. È proprio grazie alla tecnologia che Paesi come la Corea del Sud e il Giappone hanno potuto utilizzare con efficacia il modello delle 3T (trace, test, treat) per tracciare, testare e trattare l’intera popolazione e limitare la diffusione del virus.

Grazie all’utilizzo di App installate sugli smartphone, all’analisi dei big data (il contact tracing ha permesso di rintracciare tutte le persone venute in contatto con i contagiati) e alla telemedicina (curando i pazienti nelle proprie abitazioni) è stato possibile contenere l’epidemia. Per utilizzare questi modelli servono però tecnologie e processi che ora noi non abbiamo. Ci vogliono quindi investimenti strutturali nel settore per fare fronte a questo tipo di emergenze e farci trovare preparati.

Un nuovo modello di sanità e di welfare è peraltro richiesto anche per fare fronte al progressivo invecchiamento della popolazione europea. Ci sono nuove esigenze da soddisfare e nuove malattie da curare.

Efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento dell’epidemia

Fonte: Fondazione Gimbe

Con l’emergenza coronavirus ci siamo resi conto che Internet è diventata fondamentale per la nostra civiltà. Oltre a mantenerci connessi con i nostri amici ed affetti più cari ha dimostrato tutte le sue potenzialità nell’aumentare la produttività nel mondo del lavoro. Si è visto che possiamo fare a meno di incontri, spostamenti e riunioni e queste possono essere effettuate in video conferenza da casa ricorrendo allo smartworking. Ciò porterà inevitabilmente a cambiamenti duraturi nel modello organizzativo del mondo del lavoro, della scuola e della medicina.

La tecnologia in questi giorni ci sta insegnando che possiamo collaboraretutti di più abbattendo i muri e le distanze. Ci sta dicendo che possiamo organizzare vita, lavoro, incontri in maniera diversa. In questo momento l’Italia è indietro negli indici internazionali di digitalizzazione ma con la progressiva diffusione del 5G potranno cambiare molte cose.

Non è tutto. In questi giorni di emergenza ci siamo resi conto che dipendere da poche fonti di approvvigionamento non è più possibile. Bisogna fare investimenti nel settore industriale per colmare questa situazione. Soprattutto Europa e Stati Uniti devono ricostruire i loro modelli organizzativi e le filiere industriali.

Ci sarà così un’industria di prossimità anche per fare fronte alle crescenti problematiche legate alle sostenibilità ambientale. Il processo di accorciamento delle catene produttive sarà favorito dall’utilizzo dei robot, che sostituiranno i lavori ora delocalizzati nei Paesi asiatici. In particolare si dovranno accorciare la catena del sistema alimentare e quella di molti beni di consumo, ora troppo lunghe.

É il capitalismo che si trasforma.

La velocità di internet aiuta il lavoro a distanza

Fonte: www.eritel.it
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Fonte immagine apertura: iStockphoto by Getty Images.

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