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Preferirei di no

Mario Draghi è stato nominato Presidente della BCE nel novembre 2011. Nel difficile contesto in cui si è trovato a operare, ha in breve annunciato e intrapreso azioni di politica monetaria non convenzionali e ultra-accomodanti.

Draghi ha evidenziato in ogni occasione la necessità di coadiuvare la politica monetaria con riforme strutturali e politica fiscale, che sono fuori dal mandato della BCE, ma che, avendo l’azione della Banca Centrale concesso tempo agli altri decisori pubblici, egli ha voluto invocare a gran voce.

Contiamo: dal suo insediamento ad aprile 2017, Draghi ha tenuto 57 conferenze stampa di aggiornamento sulla politica monetaria BCE. In queste 57 volte, Draghi ha sollecitato 52 volte riforme strutturali per i singoli paesi, 56 volte interventi di politica fiscale volti al consolidamento o a stimolare la crescita, 50 volte riforme strutturali o istituzionali dell’area Euro.

A costo di sembrare ingeneroso, l’impressione è che la politica, con poche eccezioni, abbia sempre risposto con un educato “preferirei di no.” La sua perseveranza nel diniego è stata tale che lo stesso Draghi, nel discorso di aprile 2017, ha ammesso come i cicli elettorali, che distorcono gli incentivi e accorciano l’orizzonte temporale dei politici, rendano difficile attuare riforme.

La situazione ricorda quella narrata da Herman Melville nel racconto Lo scrivano Bartleby, che, poco dopo la sua assunzione presso un avvocato di Wall Street, cominciò a rispondere a molte delle richieste del suo datore di lavoro con un ovattato “preferirei di no” – mai con un rifiuto netto – e si installò, senza autorizzazione, a vivere nell’ufficio.

L’atteggiamento dell’avvocato oscillò fra il porsi domande sulle motivazioni della resistenza di Bartleby a svolgere i compiti richiesti e il nervosismo verso un dipendente recalcitrante ad eseguire gli ordini. Per liberarsi della presenza di Bartleby dovette traslocare.

La fine di Bartleby è nota: trattenutosi a vivere negli spazi comuni del palazzo in cui lavorava, fu arrestato per vagabondaggio e si lasciò morire di fame in carcere.

I suoi colleghi e il suo datore di lavoro, che pure, per solidarietà, assistette lo scrivano in carcere fino alla morte, avevano ripreso a lavorare come prima dell’assunzione di Bartleby.

Proprio come i mercati, che da tempo hanno separato i propri destini dalle dinamiche di una politica spesso refrattaria ad assumersi le responsabilità di riformare le istituzioni e se stessa.

Recentemente politica e mercati finanziari hanno passato momenti di simultanea volatilità, ma la distanza fra la rischiosità percepita dell’una e degli altri rimane ampia.

Se qualcuno mi domandasse se questa situazione possa durare, risponderei di sì. Ma a chi mi chiedesse se un allontanamento o un riavvicinamento brusco siano desiderabili, direi “preferirei di no.”

 

Riferimenti bibliografici
Herman Melville: Bartleby, The Scrivener: A Story Of Wall-street da The Piazza Tales, 1856.

 

 

A cura di
Luca Tobagi, Investment Strategist Invesco

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