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Le quattro crisi del mondo post globale

“Negli anni Venti del XXI secolo – oggi – il mondo è all’incrocio di quattro crisi”. È quanto si legge nella presentazione dell’edizione numero 26 del rapporto sull’economia globale intitolato “Il mondo post globale” curato da Mario Deaglio, e presentato a Milano dal Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi e Intesa Sanpaolo: “la crisi pandemica, non ancora conclusa e che ha accelerato e fatto emergere evoluzioni già in corso; la crisi climatico-ambientale, che nell’estate ha cominciato a mordere in molte aree del pianeta; la crisi geopolitica, con una guerra che si prolunga nel cuore del «vecchio continente»; infine, la crisi economico-sociale, in parte innescata dall’innovazione tecnologica, complicata dalla crisi ambientale, dalla pandemia e dalla guerra”.

Secondo Deaglio queste quattro crisi creano quello che viene definito un “momento decisivo”, non necessariamente negativo, che influenza un’economia mondiale che sta perdendo i suoi caratteri di globalità e riducendo le proprie capacità di crescita. Che sia o meno la fine della globalizzazione, il dato di fatto è che “un salto d’epoca quale quello che stiamo vivendo non può essere trattato come un’emergenza o una serie ininterrotta di emergenze di vario tipo che possono essere superate alla situazione precedente” osserva Deaglio. E per affrontare queste crisi, per coglierne le opportunità e non solo subirne i danni, abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di nuove analisi, di uno sguardo lungo.

Pensieri nuovi che trovano in parte forma nel volume “Il mondo post globale”. Da un lato, per quanto riguarda l’Europa, gli autori indicano sette azioni da compiere in tempi stretti: la modifica dei trattati e l’abolizione del voto unanime; l’istituzione di forze armate europee; una politica comune dell’energia; prestiti della Bce ai singoli Stati Membri; mantenimento del fondo Next Generation Eu da spendere in piani di sviluppo a lungo termine; istituzionalizzazione del Sure, lo strumento di sostegno contro la disoccupazione; miglioramento del coordinamento sanitario.

Dall’altro, per quanto riguarda l’Italia emergono quattro riforme “veramente” necessarie. Di fronte ad una economia che esprime ambiti d’eccellenza ma che resta appesantita, ad esempio, dalla presenza di troppe micro-imprese, sarebbe utile, secondo gli autori coordinati da Deaglio: una riforma fiscale che renda conveniente lavorare e investire (ad esempio prevedendo una aliquota unica sui redditi da investimenti reali e da investimenti finanziari); una revisione della disciplina fiscale sulle fusioni che incoraggi le piccole imprese a crescere; l’introduzione del quoziente famigliare nella tassazione diretta (sfruttando risorse ricavabili dalla cancellazione o semplificazione delle cosiddette “spese fiscali”, ossia dei regimi privilegiati in deroga); l’introduzione sperimentale della settimana lavorativa di quattro giorni, integrata da attività di formazione continua. Ad oggi, in questo scenario, l’unica certezza è che il mondo non tornerà come prima.

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