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Brexit, è ora di guardare al lungo periodo

Passato il panico post-Brexit gli occhi degli operatori sono rivolti alle conseguenze di lungo periodo del referendum britannico. Da un lato c’è il timore di un effetto domino, soprattutto su paesi come Francia, Grecia, Svezia, Danimarca, Olanda e Ungheria. Dall’altra c’è l’incertezza su quelli che saranno gli esiti dei negoziati che dovranno partire tra Londra e Bruxelles per regolare i rapporti futuri tra il Regno Unito e la Ue.

Ma nell’attesa si scoprire se si opterà per una via “morbida” o più “aggressiva” si inizia a rivedere le previsioni sull’andamento delle economie dei singoli paesi, perché come sempre l’incertezza, soprattutto quella politica, genera volatilità sui mercati. E la volatilità spinge verso il basso le previsioni come conferma l’ultimo bollettino economico firmato dalla Banca d’Italia che ha rivisto le stime sul Pil del Bel Paese.

In particolare, secondo il bollettino economico della Banca d’Italia, quest’anno la crescita sarà “poco sotto l’1%” e nel 2017 sarà “attorno all’1%”. Purtroppo le ripercussioni del referendum britannico avranno “un effetto non trascurabile ma limitato” sul Pil, scrivono gli esperti di Via Nazionale che, all’inizio di giugno, indicavano un +1,1% per il 2016 e un +1,2% per il 2017 e il 2018.

“L’esito del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha effetti sul quadro macroeconomico ancora difficili da valutare” continuano da Banca d’Italia. “Sono tuttavia aumentati notevolmente i rischi”. E le conseguenze della Brexit “sul quadro previsivo dipendono dal verificarsi di conseguenze ancora ampiamente ipotetiche. Le ricadute sulle proiezioni dei movimenti nei mercati finanziari, valutari e delle materie prime osservati dopo il referendum britannico sono minime”.

Più significative saranno invece le conseguenze sull’attività economica. Conseguenze che potrebbero materializzarsi nei prossimi mesi nel caso di un forte calo dell’attività nel Regno Unito, che secondo Palazzo Koch “potrebbero trasmettersi al nostro paese attraverso l’interscambio commerciale o una revisione dei piani di investimento delle imprese attive sul mercato britannico”.

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