bandiera-Europa_781x498

La Mifid II porterà un nuovo modello di business

Il Convegno inaugurale di Consulentia 2017, la tre giorni romana organizzata da Anasf, ha visto la partecipazione dei vertici delle principali reti e si è concentrato sugli effetti della Mifid II sui modelli di business dell’industria.

Una sfida e, allo stesso tempo, un’opportunità che secondo gli attori del mercato non dovrà perdere mai di vista la qualità del servizio. Ma quando si parla della possibilità di offrire una consulenza indipendente e/o non indipendente le opinioni di reti e associazione di categoria in parte divergono: “da una parte c’è un’asticella che viene elevata, ma il nodo dell’obbligo imposto ai consulenti di dover scegliere quale servizio erogare rimane. E va risolto a livello normativo”, ha spiegato il presidente di Anasf, Maurizio Bufi che ha esplicitamente chiesto agli ospiti della tavola rotonda: “come vi state organizzando? Come vogliamo organizzarci insieme?”.

La risposta giunta dai vertici delle reti presenti all’evento forse non è stata probabilmente quella che i quasi 3.000 consulenti finanziari che hanno partecipato alla manifestazione si aspettavano: “continueremo a seguire il modello della non indipendenza. Altre strade, oggi, non sono di nostro interesse”.

Da Sergio Albarelli (Azimut) a Massimo Doris (Banca Mediolanum), passando da Paolo Molesini (Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking), Alessandro Foti (FinecoBank) e Massimo Giacomelli (Widiba) tutti si sono detti convinti che il modello di business dell’industria, con l’arrivo della MiFID II non dovrà cambiare. Solo Armando Escalona (Finanza & Futuro Banca) e Ferdinando Rebecchi (Life Banker BNL Gruppo BNP Paribas) hanno apertamente affermato di essere pronti a considerare anche servizi di consulenza indipendente.

Una presa di posizione che non nasce dalla decisione, però, di opporsi all’evoluzione imposta dalla nuova direttiva europea, bensì dalla convinzione che la MiFID II oggi non chiede di rivoluzionare il modello di business ma di perfezionarlo, esplicitando ulteriormente i costi, introducendo prassi operative più meticolose, garantendo al cliente finale un servizio di maggiore qualità. Tutte novità che, pragmaticamente, si tradurranno, a detta dei big del settore, in un aumento dei costi per le reti, in una riduzione dei margini e molto probabilmente anche in un calo della remunerazione media dei consulenti finanziari.

Uno scenario che deve essere visto, secondo i vertici dell’industria, positivamente: negare che nei prossimi anni l’industria andrà incontro a una pressione dei margini significherebbe negare l’evidenza, ma fasciarsi la testa pensando che non vi sia una via d’uscita significherebbe non essere consapevoli delle potenzialità dell’industria della consulenza finanziaria. Questo il mantra che accompagna i manager delle reti convinti che gli obblighi che entreranno in vigore con la nuova direttiva europea avranno il pregio, non solo di tutelare ulteriormente la clientela, ma di spingere le reti verso nuovi lidi.

In discussione, quindi, non c’è il modello della consulenza non indipendente, in gioco ci sono le masse ancora non servite dalle reti che, in maniera unanime, si sono dichiarate pronte a cercare altre fonti di ricavo: sono tutte pronte a non guardare più soltanto al risparmio gestito.

Da Consulentia 17 emerge così una nuova visione: la MiFID II pone fine al mondo delle reti così come lo conosciamo. Ma non per lasciare spazio alla consulenza indipendente (un’etichetta che non interessa né le reti né clienti – affermano gli a.d.), bensì per avviare un’evoluzione che darà vita a un nuovo modello di business che racchiuderà ogni tipo di consulenza finanziaria e non solo. Con al centro, ovviamente, i consulenti finanziari.

Condividi sui social:

Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Ultimi articoli