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Otto proposte di rilancio per l’Italia

Sono ormai decenni che il nostro Paese sta perdendo competitività, e la crisi pandemica ha fatto emergere in maniera ancora più acuta i suoi problemi e ritardi strutturali. Tuttavia nel corso dell’emergenza sanitaria l’Italia ha anche dimostrato avere una forte capacità di resilienza nell’affrontare la crisi, che insieme ad atri fattori la rendono un modello di riferimento e una eccellenza a livello globale. Partendo da queste premesse il Club The European House Ambrosetti ha elaborato otto proposte per il rilancio dell’Italia. Vediamole in breve.

 

Innanzitutto è fondamentale interrompere il circolo vizioso indotto dall’analfabetismo funzionale, che non permette all’Italia di attuare i cambiamenti strutturali di cui ha bisogno, e per farlo è necessario un massiccio investimento sull’educazione in genere, per costruire un sistema educativo che prepari tanto i giovani quanto gli adulti a vivere la vita dei nostri tempi e formi una classe dirigente adeguata.

 

Secondo, bisogna definire una visione strategica inclusiva che possa fertilizzare la maggior parte dei settori, che il Club sintetizza in “Essere IL Paese di riferimento nello sviluppo delle eccellenze per far vivere meglio il mondo”. Occorre quindi definire tra gli altri, l’immagine del Paese e del “brand Italia”, il portafoglio prodotti, i mercati di riferimento, le modalità di comunicazione.

 

Terzo, l’Italia deve ripensare il proprio rapporto con l’Unione Europea, iniziando quindi a trattare con l’Europa da pari e diventando maggiormente propositiva.

 

Quarto, bisogna riprogettare la Pubblica Amministrazione italiana intorno ai cittadini e alle imprese. Per il corretto funzionamento del Sistema Paese sono indispensabili la razionalizzazione e sburocratizzazione a tutti i livelli, obiettivo che può essere raggiunto attraverso quattro interventi: riduzione della burocrazia, semplificazione normativa, sostegno agli investimenti pubblici e un piano di opere infrastrutturali strategiche.

 

Quinto, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, coadiuvata dai Ministeri competenti, deve indirizzare a livello centrale la politica industriale del Paese per il nuovo contesto, basandosi su una chiara identificazione dei settori strategici su cui puntare nel medio- lungo termine, in coerenza con la visione strategica fondata sulla cultura del saper fare italiano e sull’eccellenza della qualità della vita.

 

Sesto, è necessario rafforzare la struttura industriale del nostro Paese, incentivando processi di fusione volti a consolidare PMI e micro-imprese sul piano patrimoniale, accelerando il processo di digitalizzazione delle aziende, aumentando gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo della sostenibilità e del’economia circolare, anche destinando parte delle risorse del Recoverry Fund stanziate dall’Unione Europea.

 

Settimo punto, Ambrosetti evidenzia l’importanza di investire nella ricerca scientifica in alcuni ambiti specifici a grande potenziale per il rilancio dell’Italia (in particolare Intelligenza Artificiale e Robotica, benessere della persona, cultura e turismo), attraverso la creazione di centri pubblico-privati, liveri di agire a livello mondiale e fortemente meritocratici. A monte, bisogna completare il processo di infrastrutturazione digitale del Paese.

 

Ottavo e ultimo punto, è fondamentale infine garantire un’esecuzione operativa di qualità ai progetti strategici che verranno lanciati, perché un punto debole dell’Italia è che spesso, anche quando lancia progetti validi, non riesce a realizzarli nella maniera migliore.

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